lunedì 16 ottobre 2017

RIFLETTO(RI) su Nadia Bertolani





Oggi ho l’onore e il piacere di presentarvi un’amica preziosa e il suo romanzo più recente: Nadia Bertolani e “Mariotta, la quarta bambina”.




Titolo: Mariotta, la quarta bambina

Autore: Nadia Bertolani

Anno di pubblicazione: 2016

Formato: cartaceo, prezzo 12,00
Formato: e-book, prezzo 3,99
Link dove acquistarlo:

Questo è un romanzo che cattura fin dall’inizio e si insinua prepotentemente nel cuore del lettore per la capacità dell’autrice di architettare una trama che, snodandosi in un intrigante climax, lo immerge via via nella suggestiva descrizione delle mille fragilità dell’animo umano, luoghi dalle atmosfere inquietanti, scabrosi misteri, potenti e inaspettati sviluppi.
Mariotta la quarta bambina è un libro introspettivo, dove nulla è banale. Dotato di un intreccio che permette di esperire un carosello di emozioni che vira dai toni più cupi a quelli più luminosi, spinge chi legge a porsi domande sul proprio percorso evolutivo, dall’infanzia all’età adulta, e a sentirsi libero di interpretarne il finale a propria discrezione.

Fiammetta, la protagonista, donna intelligente, colta, bella e sofisticata, vive agiatamente a Parigi con Nicola, marito tenero, innamorato, nonché illustre e amato scrittore di fiabe.
Nonostante l’apparente vita tranquilla e invidiabile, ella è tormentata dal passato che le si ripresenta ossessivamente in sogno attraverso Mariotta, la compagna di gioco dell’epoca in cui, ancora bambina, viveva a Torralta. Quel ricordo incompleto, spezzato, cela un terribile segreto che poco alla volta spegne ogni suo entusiasmo nella vita quotidiana, minaccia di mandare all’aria il suo matrimonio e, soprattutto, rischia di offuscarle la ragione.
Nicola, sempre più preoccupato dal repentino manifestarsi di disturbi dell’umore accusati dalla moglie, tenta di farle recuperare l’equilibrio invitandola a sottoporsi alle sedute di un esperto psicanalista.
Questo non è che l’inizio della storia.

In occasione di un premio letterario, il romanziere viene invitato a presenziare alla cerimonia di consegna che avverrà proprio a Torralta dove, nonostante una buona dose di ritrosia, lo seguirà anche Fiammetta. Il ritorno in quel luogo darà vita al riaffiorare di intense immagini legate all’infanzia che, dipanandosi pian piano, sveleranno nuovi contorni e indurranno la donna a fare i conti con inediti frammenti emersi dall’oscurità del passato e dalle nebbie della mente.
Nadia Bertolani ci regala un encomiabile spaccato psicologico dei protagonisti, ma soprattutto raffinatissime pagine giocate sul registro “fantastico”, attraverso le quali, oltre ad emergere senza ipocrisie luci e ombre di adulti e bambini, spicca un’acuta riflessione sul senso del tempo.
Come dicevo, la prosa è molto raffinata e colta, eppure scorrevolissima e assai piacevole grazie alla grande maestria dell’autrice nel dosare tempi e tonalità. La narrazione, che si sdoppia su due piani temporali apparentemente paralleli, il presente e il passato, è volutamente lenta, quasi melodrammatica nella prima parte, con l’insistita e doverosa descrizione delle sofferenze interiori che la protagonista vive a causa dell’ingombrante presenza di Mariotta nei suoi sogni. Diventa incalzante, piena di suspense e di colpi di scena nella seconda, sia durante il soggiorno a Torralta, che nel ritorno a Parigi, quando Fiammetta si imbatte nelle nuove cupe verità.  

Non aggiungo altro, se non che consiglio vivamente la lettura di questo piccolo gioiello!

Biografia dell’autrice:
Nadia Bertolani è nata a Mantova e vive in provincia di Parma.
Ha insegnato Lettere presso l’Istituto d’Arte di Parma e ha scritto diverse pagine di critica nei cataloghi degli amici pittori.
Solo nel 2002 avviene la svolta che la porta a pubblicare il primo romanzo, “L’uccellino di Maeterlinck”, edito da Tre Lune edizioni.
In seguito, rispettivamente nel 2011 e nel 2012, pubblica “Di pietra e di luna” e “Brumby, l’orizzonte degli eventi” su Ilmiolibro.it.
Ha pubblicato numerosi racconti vincendo prestigiosi concorsi letterari..
Mariotta, la quarta bambina”, edito nel 2016 ancora una volta sul sito ilmiolibro.it, è stato selezionato dalla giuria della Scuola Holden ed è attualmente in lizza tra i finalisti del concorso ilmioesordio.

Ed ecco a voi l’intervista promessa:

[D] Nadia, noi ci conosciamo da anni e ogni volta che incontro un tuo scritto lo immagino letto dalla tua inconfondibile voce, calda e profonda. Ti andrebbe di raccontare ai lettori di questo blog qualcosa di te, come donna e come autrice di romanzi e racconti?
[R] Sì, ci conosciamo da anni e io non dimenticherò mai “la biondina” che era venuta fino a Borgo Taro per la presentazione del mio Brumby. Ho pensato allora, e lo penso anche adesso, che il tuo era stato un “viaggio” molto generoso: sei diventata da subito la mia Darling Clementine. Come vedi, temporeggio, perché parlare di me mi riesce molto faticoso; in breve, ho occupato buona parte della mia vita impegnandomi nelle battaglie femministe (come sai, non sono giovane) e immergendomi in una politica tutta rivolta alla difesa dei diritti civili, ho avuto due figli a distanza di dieci anni l’uno dall’altro (dopo il primo avevo giurato a me stessa che sarebbe rimasto figlio unico, poi ho imparato che è meglio evitare i giuramenti e soprattutto che non si deve mai scommettere su se stessi) e ho “osato” cominciare a scrivere alla soglia dei 50 anni. La spinta a farlo è stata l’improvvisa consapevolezza che molto del mio tempo se n’era già volato via senza che io sapessi “veramente” cosa era successo prima di me. Tu sai che “L’uccellino di Maeterlinck” nasce dal desiderio di recuperare parte di un passato che mi riguardava ma che non mi era stato mai raccontato. Da allora provo a scrivere e alterno le sensazioni che ne derivano: a volte contentezza, piacere, stima di me stessa, altre volte dubbi, esitazioni, spleen, paura di avere presunto troppo.
[D] Ecco un punto molto interessante! E, infatti, in “Mariotta la quarta bambina” il tempo è un grande protagonista: il passato viene continuamente accumulato e i tempi successivi non sono mai omogenei tra loro. Essi recuperano quelli precedenti, come nella metafora di Bergson del gomitolo e della valanga, in modo che tutto resta presente e si arricchisce continuamente. Insomma, secondo te, la vita è davvero come una frase, dove basta inserire una virgola per far cambiare non solo ciò che viene dopo, ma anche ciò che c’era prima?
[R] Proprio così, dici bene. Ho la certezza che quello che ricordiamo ci appare attraverso la lente deformante dell’oggi e che domani lo stesso identico ricordo avrà tinte completamente differenti. Come sai, i “falsi ricordi” sono trappole in cui cadiamo inconsapevolmente e, soprattutto, il nostro passare attraverso le maglie del tempo ci illude o ci delude in ugual modo. Non è un caso che io scelga spesso, per raccontare, il tempo verbale Presente, perché è pluriprospettico, illude che la profondità in cui sono precipitate le azioni del passato possa combaciare con la vicinanza del presente. Del resto, Fiammetta, la protagonista del romanzo, e il marito dimostrano di saperlo bene quando parlano dei tempi perfetti e imperfetti, cioè dei tempi verbali che raccontano fatti conclusi e irripetibili i primi, e fatti ricorrenti i secondi. Fiammetta crede che non possa esistere il tempo verbale Perfetto, che nulla è mai concluso del tutto. E questo è poi dimostrato nel finale del romanzo. Sì, la questione del tempo è cosa che mi affascina e mi piace collegarla alle regole misteriose che presiedono al linguaggio e alla sua grammatica.
[D] E tu sai farlo con grande maestria! Proseguendo le riflessioni, inevitabilmente, colgo altri due temi fondamentali nel tuo romanzo: la memoria e i luoghi. Proust sosteneva che nella memoria non vi sia nulla che si perda, a patto che si faccia distinzione tra l’avere memoria e il rammentare. Per Proust esistono dei modi per far emergere ciò che sembra scivolato nell’oblio. Celebri sono le pagine del thè con le madeleine, quando racconta dei sapori e degli odori di quei biscotti che gli ricordano il passato. Nel tuo romanzo, l’elemento evocatore è Torralta, quindi un luogo. Ti andrebbe di raccontarci la genesi della tua opera e il senso di questo luogo?
[R] Mariotta è opera di invenzione, ma, come diceva qualcuno, paradossalmente le autobiografie migliori sono le storie inventate; c’è molto di noi quando “inventiamo”. Ecco dunque che Torralta è una Mantova camuffata e rimpicciolita e che il Giardino della Torre è il giardinetto spoglio del Castello Ducale dove giocavo da piccola; naturalmente il “bambino nano” non è mai esistito, naturalmente nessuno mai è caduto dalla Torre ma molto, moltissimo dei ricordi della mia infanzia è legato alle vicende delle “bambine che trotterellano”. Eccola la genesi della mia invenzione: una filastrocca, tre bambine, la mia infanzia e un incubo. Come potremmo vivere senza qualche incubo? E tra gli incubi che penso non abbiano mai risparmiato nessuno c’è quello della caduta nel vuoto. Collegare l’incubo della caduta alla Torre e alle bambine è stato quasi obbligatorio. Lo vedi? Torniamo a quello che si diceva prima: passato, futuro, memoria e invenzione hanno il loro naturale esito in una storia. Ma anche in due, tre, infinite storie, tante quanto sono i nostri “passati”. Che la Torre sia l’elemento che permette a Fiammetta il recupero della memoria è solo in parte vero perché, per prima cosa lei recupera un falso ricordo e, come seconda cosa, il recupero avviene nel bel mezzo di una festa dove quasi tutti sono mascherati; dunque, un bell’inganno! 
[D] Eccome! Se dico istinto e coscienza, identità e alterità, cosa risponderesti? Possiamo dire che anche queste tematiche avvolgono e compongono la storia di Mariotta, o no?
[R] Direi che è l’ambiguità a presiedere a tutte le fasi del racconto perché il tema, a dispetto della presenza di uno psicoanalista impettito, non è tanto quello della coscienza o dell’Es, ma il vero tema è “il fantastico”. Io non amo il genere “fantasy” proprio perché so con certezza, in qualsiasi momento, che quello che leggo o guardo non è reale, non esiste, ma con il fantastico è tutta un’altra faccenda: si legge, si guarda e… si esita. Magari solo per un attimo, ma in quell’attimo, quello in cui non sappiamo trovare una spiegazione razionale, quello in cui ancora non abbiamo scelto se “credere” o “non credere”, ecco, in quell’attimo di esitazione siamo nel pieno del fantastico. Non per caso quando Fiammetta visita il Cimitero di Père Lachaise si imbatte proprio nella tomba di Gerard de Nerval, autore di pagine “fantasticamente” ambigue. Non per caso Fiammetta sposa uno scrittore di fiabe. Quanto all’identità, certo, l’identità è tema importante ma anch’esso irrisolto perché anch’esso collegato alla dimensione fantastica di cui ti ho parlato: qual è l’identità del “bambino nano”, quale quella della “Donna Nera”, quale, soprattutto quella di Mariotta?
[D] Non a caso la narrazione di questo tuo romanzo prevede un continuo dispiegarsi del sogno nella realtà… Cara Nadia, mi rendo conto che ciò che sto per chiederti suonerà un po’ scontato, ma tant’è. Parliamo di Nicola, il marito di Fiammetta: tu che lo conosci meglio di chiunque altro, come lo definiresti?
[R] Ho ricevuto qualche critica riguardo a Nicola: un buono troppo buono, mi hanno eccepito, quasi irrilevante ai fini dell’intreccio, ma non è così; a ben guardare, questo scrittore di fiabe tanto più vecchio della moglie ha, rispetto a lei, un maggiore vigore nell’affrontare la vita, direi che sotto quella veste di uomo tranquillo, un “homo” più che un “vir”, sa muoversi “prosaicamente” sul terreno delle ossessioni di Fiammetta, sa governarla, per lo meno fino a un certo punto... È paziente ma non succube, è creativo ma non avulso dalla realtà, è protettivo e dotato di humor. 
[D] A me piace davvero un sacco quel personaggio e ti ringrazio di quest’ulteriore conferma. Ora, vorrei porti un ultimo quesito su “Mariotta”: il viaggio introspettivo è sempre presente nei tuoi romanzi e mi ha sempre affascinato. Penso a “Brumby”, penso a “Di pietra e di luna”. In “Mariotta” il viaggio torna a presentarsi e assume una forma  ancora più intensa. Qual è l’affinità, se esiste, tra ciò che un autore scrive e ciò che esperisce nella sua esistenza e cosa è cambiato nel tuo stile dall’inizio a oggi?
[R] Ti devo confessare che, quanto più amo i romanzi del Naturalismo francese o del realismo inglese e quanto più mi affascinano i romanzi gialli, tanto più mi sento incapace o impossibilitata a seguirne le orme. Ogni volta che scrivo mi accorgo che non sono tanto brava a raccontare o descrivere fatti e scene desunte dalla realtà. La mia cifra stilistica è decisamente quella onirica, un “realismo magico” in formato ridotto, una discesa negli abissi dei pensieri più nascosti… Il ruolo del Destino in “L’uccellino di Maeterlinck”, la Vergogna e la Colpa in “Di pietra e di luna”, l’Inettitudine al vivere in “Brumby” e la magia dell’infanzia in “Mariotta”. Non sono sicura di sapere quale sia l’origine di questa preferenza, ma credo che moltiplicare me stessa nei Personaggi che invento sia una forma di autoanalisi, forse di autoassoluzione. Quanto allo stile, forse la mia scrittura ha perso rigidità rispetto alle mie prime pagine, il che è un bene, ma rimango ossessivamente ancorata alla ricerca della parola più adeguata, quella meno “consumata” dall’uso, all’inseguimento del ritmo incalzante o meno a seconda delle esigenze narrative, al tentativo di evitare melensaggini sciatte da una parte ed eccessivi formalismi dall’altra.
[D] In milanese si dice “inscì vèghen”, cioè averne di scrittrici come te! Adesso passiamo alla domanda “pestifera”. Viviamo in uno dei paesi europei in cui si legge meno. Cosa pensi della crisi editoriale in Italia?
[R] Uh, Clementina, che domandona! Ce ne sarebbe da dire! Ma io, per esperienza e per convinzione, ribadisco che la scarsa attenzione (di tutti, ribadisco, non solo delle scelte politiche) alla scuola sia uno dei motivi più forti di questa “distrazione”; sai qual era l’obiettivo che mi prefiggevo ad ogni inizio di anno scolastico? Che gli studenti si appassionassero alla lettura. Ci sono riuscita? Non sempre, ma qualche volta sì! Quanto agli Editori, una volta ero una critica più severa, oggi li posso anche capire! Io stessa come lettrice fatico moltissimo a rimanere aggiornata sui titoli che escono quotidianamente in grandissimo numero. Certo che se gli Editori fossero meno sensibili alle sirene del mercato potremmo avvantaggiarcene tutti. Vorrei poi da queste pagine rivolgere un invito a tutti i genitori: leggete per e con i vostri bambini, qualcosa resterà.
[D] Condivido ogni tua parola. Ma andiamo avanti. Sei tra i finalisti del concorso indetto da ilmiolibro.it. Il tuo romanzo è stato selezionato direttamente dalla giuria della Scuola Holden e se vincesse verrebbe pubblicato da Newton Compton. Dopo tanti anni di auto-pubblicazione, che significato assumerebbe ai tuoi occhi questa circostanza?
[R] Ho già sperimentato con la Casa Editrice Tre lune di Mantova la pubblicazione del mio primo romanzo, ma, se devo essere sincera, senza una Distribuzione capillare e senza una campagna pubblicitaria adeguata non si va molto lontano. Venti anni fa, forse, mi sarei spesa di più per la promozione delle mie pubblicazioni. Oggi, mi sento felice e soddisfatta dei miei “25 lettori”.
[D] Glisso sui “25 lettori”, invece ritengo che tu abbia detto una grande verità quando sostieni che la distribuzione capillare e il battage pubblicitario sono elementi fondamentali. Che suggerimento daresti a un aspirante scrittore?
[R] Di non perdere tempo. Di non perdere le speranze. Di leggere moltissimo. Di non accontentarsi mai.
[D] È arrivato il momento di salutarci e non può mancare l’ultima domanda di rito: ci vuoi anticipare qualcosa sui tuoi progetti futuri?
[R] Sono un bradipo: da più di due anni mi arrovello su un progetto che ancora non decolla. So di cosa voglio parlare, ma i miei Personaggi non mi vogliono ancora svelare chi sono veramente. Appena avrò raggiunto qualche certezza sarai la prima a saperlo.
Ti sono enormemente grata, Nadia, del tempo che hai dedicato a L’angolo di Cle e ai suoi lettori. È stato un onore e un grande piacere averti qui. Mi auguro che tu voglia tornare presto a trovarci!
[R] L’onore è mio. Grazie di avermi ospitata.

Bene, il post si conclude qui. 
A presto, dunque e buona settimana a tutti! 


23 commenti:

  1. Intervista interessante e buon inizio di settimana.
    Saluti a presto.

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    1. Molte grazie, Cavaliere!
      Buon inizio settimana, un caro saluto e a presto.

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  2. Grazie Clementina, sono davvero felice della nostra chiacchierata virtuale e ti auguro di proseguire felicemente con questo blog curato e intelligente.

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    1. Grazie infinite di tutto, il merito è solo tuo!
      Io sono felicissima
      di mettere a disposizione il mio angolino per accogliere persone di così grande spessore.

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  3. Conosco entrambe, e tutte e due queste donne sono parte integrante della mia vita letteraria e non. La stima che ripongo nel loro operato professionale è immensa, così come l'affetto che mi lega a loro. Clementina ha aperto questo spazio letterario che, ritengo un vero fiore all'occhiello. Qualsiasi testo che viene presentato con questa minuzia di particolari, e soprattutto correlato da una splendida intervista all'autore non può che stimolare i lettori all'approfondimento e alla conoscenza di libri che meritano attenzione e visibilità. Mariotta è un testo bellissimo, che non mi soffermo a commentare perchè lo ha già fatto ampiamente Clementina. Un libro in finale di concorso non può che essere una lettura di spessore e di grande originalità. Ancora una volta devo complimentarmi con entrambe per questa pagina meravigliosa che avete regalato a tutti noi.

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    1. Anna, carissima, sono orgogliosa e immensamente grata di aver potuto ospitare te e Nadia, persone speciali dal punto di vista umano prima ancora di ogni altra cosa, con i vostri romanzi di formidabile qualità .
      Sono altresì felicissima di aver aperto questo piccolo e umile spazio da dedicare agli amici autori che hanno gradito e vorranno gradire l'iniziativa.
      Il mio obiettivo, nonostante i pochi mezzi di cui dispongo, è di promuovere la lettura di libri di valore, testi capaci di lasciare un segno e, chiaramente, che mi piacciono molto, molto, molto. ^__^

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    2. Cara Annamaria, la qualità della pagina di Clementina è veramente come dici tu: curata, pregevole, elegante e ricchissima di sentimento. Vi abbraccio con grande affetto, tutte e due, Clementina e Annamaria.

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  4. Letto tutto con interesse. :)
    Mi permetto di agganciarmi a un punto preciso, ovvero alle statistiche sulla crisi editoriale. E' vero che siamo un paese che legge poco (peraltro, ci sono molti casi di persone che scrivono molto e leggono poco, un ossimoro incredibile), ma quella statistica fa riferimento alla sola vendita, perché trascura altre modalità, come le biblioteche. Io ne sono un esempio lampante: non compro nessun libro, però ne leggo anche 20-25 l'anno.

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    1. Dici benissimo, Marco! Anch'io sono sempre stata un'assidua frequentatrice di biblioteche (specialmente quando vivevo a Milano), oltre ad essere un'acquirente, soprattutto di e-book, di gran lunga più pratici e convenienti rispetto le edizioni cartacee.
      Bisogna anche dire che le biblioteche, le quali hanno un ruolo importante sul piano culturale e sociale, talvolta però (più nei piccoli comuni che nei grandi) presentano difficoltà perché lasciate senza fondi, quindi senza testi e senza personale.
      Grazie di cuore del bel commento e sono lieta di averti prestissimo mio graditissimo ospite tra gli amici autori di questa rubrica!

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    2. La precisazione di Marco è consolante e rassicura. Un evviva per tutti i lettori e tutte le lettrici.

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  5. Che bellezza ritrovare Nadia insieme a Clementina, mi sembra un binomio perfetto. E che domande e risposte di alto livello, per niente semplici: complimenti a intervistatrice e intervistata. Mariotta la quarta bambina è il romanzo di Nadia che preferisco, anche perché un po' l'ho visto nascere. Ed è verissimo, comunque, che la cifra stilistica di Nadia è il mondo onirico e fantastico (ma non fantasy, come ha sottolineato con la consueta acutezza). Sono convinta che se leggessi il suo prossimo romanzo, ignorando chi sia l'autore, saprei riconoscerla.
    Spero tantissimo che possa arrivare a vincere il concorso di ilmiolibro.it, ci sarebbe un po' di giustizia a questo mondo!

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    1. Ciao Cristina, bentornata!
      Anzitutto, grazie dei complimenti rivolti a Nadia, meritatissimi, ai quali mi unisco.
      La giuria decreterà il vincitore, nel frattempo io tifo per le mie amiche, quindi per Nadia e per Anna.
      L'esito della gara lo scopriremo solo quando verrà il momento, ma ciò che è certo è che i loro romanzi sono indubbiamente dei gran bei romanzi e anche solo il fatto di essere giunti in finale ne è la dimostrazione.
      Approfitto del tuo passaggio per rinnovarti i complimenti per il premio appena conseguito con il tuo nuovo racconto e noi due ci aggiorniamo presto per la nostra intervista :)

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    2. Cara Cristina, non solo hai visto nascere Mariotta, ma hai contribuito al delinearsi della sua fisionomia, a Piacenza, dove da amiche virtuali siamo diventate figure in carne e ossa (e che nessuno faccia dell'umorismo sul rapporto tra l'abbondanza della carne e la moderata misura delle ossa! Oh!)

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  6. Mi è bastato il titolo del libro e qualche riga del post per capire che lo comprerò assolutamente perché sembra un gioiellino davvero interessante.
    Grazie per avermi fatto scoprire questa autrice, continuerò a seguirti.
    Un abbraccio, Franny

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    1. Grazie Francesca, mi sarà molto gradito conoscere poi il tuo parere.

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    2. Ciao Francesca, grazie e ricambio l'abbraccio! :)

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  7. Intrigante anzi.... Lo compro (ebook)! Grazie Cle per la segnalazione e grazie Nadia per il tuo lavoro. Un abbraccio

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    1. Grazie Eli e grazie anche della condivisione di questo post su FACEBOOK 😘😍

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  8. Complimenti a entrambe, discussione molto interessante!

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    1. Cara Giulia, bentornata e grazie di cuore del passaggio ^__^ !
      Sapere che la discussione con Nadia ti è risultata interessante mi riempie di gioia. Posso chiederti quali passaggi ti hanno stimolato di più?
      Un abbraccione e ancora grazie mille! <3

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  9. Un'altra bella presentazione, un abbraccio.

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    1. Ciao Nick, grazie! Sono appena passata a trovarti sul tuo blog :)))

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