/* CSS Cookie e GDPR */ #cookieChoiceInfo { top: auto !important; /* Banner in basso */ bottom: 0 !important; /* Banner in basso */ } div#cookieChoiceInfo { font-family: Georgia; }

lunedì 18 giugno 2018

Tarocchi classici: Arcani Maggiori. Il Carro/16






Carissimi, il nostro viaggio tra gli Arcani Maggiori continua.
Avevamo incontrato L’Innamorato, una lama attraverso cui ci siamo trovati di fronte a una scelta, una scelta fatta con l’anima, ora incontriamo il settimo Arcano, Il Carro. I significati di questa lama sono molteplici, ve ne accorgerete presto.
Andiamo a conoscerli!



Anche se incappiamo subito in un giovane principe, il nome di questa carta non allude al personaggio, com’era sempre accaduto finora, ma al veicolo sul quale egli viaggia: il Carro, appunto.
Iniziamo dicendo che ci troviamo di fronte a una lama che parla di azione, di movimento. Anche il numero abbinato a questo Tarocco, il VII, è un numero primo,  divisibile solo per se stesso e che appartiene, dunque, anche alla famiglia dei numeri infiniti. Questo numero, fin dall’antichità, è stato considerato sacro, potente, magico e di buon auspicio, basterà ricordare i sette colori dell’arcobaleno, le sette note musicali, i Sette Spiriti di Dio citati nell’Apocalisse (usati anche per riferirsi alla perfezione e al completamento), i sette vizi e le sette virtù, i sette arcangeli della tradizione giudaica del Libro di Enoch, i sette giorni della settimana, i sette pianeti dell’astronomia antica, i sette sigilli dell’Apocalisse, i sette sacramenti,…

“Sinassi dell’Arcangelo Michele”.
Icona ortodossa dei sette Arcangeli,
Chiesa Ortodossa Russa, di Nižnij Novgorod,
dell’Assemblea dell’Arcangelo Michele.
 Tempera su legno, XIX sec.
Da sinistra a destra: Jegudiel, Gabriel, Selaphiel,
Michael, Uriel, Raphael, e Barachiel.
Sotto la mandorla del Cristo Emmanuele
sono rappresentati due Cherubini (in blu)
e un Serafino (in rosso).

Proseguendo nella mia ricerca, vi propongo anche questa coincidenza: ritroviamo il numero sette e il carro anche ne La Divina Commedia di Dante, nel Canto XXIX. Qui, Dante e Matelda risalgono le sponde del fiume Lete. Poco lontano, a Dante sembra di vedere nell’aria sette alberi d’oro, che però quando si avvicina gli appaiono chiaramente come sette candelabri che risplendono in modo tale da rischiarare tutto il cielo. Matelda invita il poeta a osservare non solo i candelabri, ma ciò che avviene dentro ad essi e Dante nota sette liste luminose, lasciate dalle lampade, simili ai colori dell'arcobaleno. Dietro ai candelabri avanzano ventiquattro vecchi che cantano le lodi alla Vergine e, al loro seguito, giungono quattro animali che circondano un carro trionfale a due ruote… :

Ed ecco un lustro sùbito trascorse
da tutte parti per la gran foresta,
tal che di balenar mi mise in forse...
Sotto così bel ciel com’io diviso,
ventiquattro seniori, a due a due,
coronati venien di fiordaliso [...]
Lo spazio dentro a lor quattro contenne
un carro, in su due rote, triunfale,
ch’al collo d’un grifon tirato venne[...].

Beatrice incontra Dante, William Blake

Tornando ai Tarocchi di Marsiglia, e ai significati di questa carta sottolineati da Jodorowsky e Tuan, ci soffermiamo  sul suo aspetto iconografico. Ecco, infatti, davanti a noi un Carro di forma cubica, sormontato da un baldacchino e trainato da due cavalli, i quali tirano in due direzioni opposte, pur guardando entrambi a destra, cioè nella stessa direzione in cui guarda il conducente. Questo conducente, come abbiamo già detto, è un giovane principe, il quale regge uno scettro d’oro nella mano destra.
Com’è possibile vedere nella rappresentazione, il principe non ha bisogno di usare le briglie per condurre il carro, gli basta la sua asta dorata con la quale capta le energie del mondo e dirige il cocchio.
I due cavalli rappresentano le forze vitali, gli istinti abissali e la ragione. In pratica, il Carro può essere interpretato anche come la mente. Per esempio, Platone, nel suo Fedro, descrive la mente come un carro trainato da un cavallo bianco e uno nero (rispettivamente l’istinto e la ragione).
Già da questi pochi elementi è chiaro che il principe, che vediamo all’interno di questo veicolo, domina, sicuro, la situazione e, nonostante la quiete del suo apparire, egli vigila con riflessi prontissimi. Il suo scettro domina la vita materiale. Sulle spalle di questo personaggio vediamo due maschere, due mezze lune, che potrebbero rappresentare il passato e il futuro, oppure il positivo e il negativo, o il tempo e lo spazio, oppure, come suggerisce Laura Tuan, potrebbero rappresentare le emozioni, gli istinti sui quali ha già ottenuto il dominio.
Il Carro, infatti, è una lama che ci parla di mistero: il mistero esteriore il cui scopo è quello di condurci al mistero interiore.
Abbiamo detto che i due cavalli trainano in due direzioni opposte, ma essi hanno una meta comune, poiché, come il guidatore, guardano entrambi a destra. Quindi, tra i tanti significati, abbiamo l’unità di intenti e l’unità di direzione.
Le quattro colonne che racchiudono lo spazio in cui il giovane si muove fanno riferimento, sia alle colonne del Tempio, sia ai quattro elementi (acqua, terra, fuoco, aria).
Il principe si trova in alto e in questa posizione riesce ad avere un punto di vista superiore e centrale che gli consente di superare il concetto di dualità delle cose.
Questa situazione di equilibrio dato dal movimento e di movimento, dato dall’equilibrio, rimanda a una condizione di dinamismo che ci ricorda il senso de I’Ching: “l’esistenza si costruisce sul mutamento”.
Così come per gli orientali è chiaro che tutto nell’universo avviene costantemente attraverso il trapasso di un fenomeno in un altro, anche nei Tarocchi di Marsiglia è altrettanto chiaro che non ci si possa sottrarre a questa legge. Non per nulla il Carro ci ricorda quanto sia importante procedere verso una direzione unitaria per andare incontro a un processo di trasformazione.
Ecco, dunque, un altro importante significato di questa carta che ci indica un importante punto di svolta sul cammino spirituale in cui è vitale domandarsi come ci stiamo muovendo sul sentiero, mettendo alla prova i nostri pregiudizi e i nostri modelli routinari.
Continuando a guardare Il Carro, ci accorgiamo che sembra quasi di vedere il carro di Helios, il Sole, che percorreva la volta celeste dall’alba al tramonto per tuffarsi poi negli abissi del maree illuminare, così, il mondo intero.

Il carro di Helios ci riporta anche al Carro di Fuoco di Elia, citato nell’Antico Testamento, nel Secondo Libro dei Re, Capitolo 2: “Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo.”

Ascensione al cielo del profeta Elia, Novgorod,
seconda metà del XIII secolo
L’iconografia cristiana delle origini ha utilizzato spesso iconografie pagane, in particolare nei primi tre secoli. Due di queste sono il Sol radiante e il Carro di sole, entrambi collegati al concetto di Sol Invictus.  
Un mosaico forse raffigurante Gesù come Apollo-Helios è stato scoperto in un mausoleo sotto la basilica di San Pietro e datato circa al 250, nel periodo cioè delle persecuzioni di Valeriano. La valenza cristiana del mosaico si dedurrebbe dai tralci di vite che circondano l’immagine del dio Helios.

Mosaico del III secolo nella Necropoli vaticana
sotto la basilica di San Pietro
In pratica, l’arcano Il Carro potrebbe avere un collegamento anche con la festività del Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”) che, fin dall’antichità, veniva celebrata nel momento dell’anno in cui la durata del giorno cominciava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno: la “rinascita” del sole.

Fondamentalmente, il Carro indica lo stato di colui che riesce a dominare ogni aspetto della propria vita, servendosene per andare avanti.
Di conseguenza, questo Arcano ci richiama a prestare attenzione alla nostra disposizione mentale e spirituale nel momento in cui ci attiviamo per affrontare i nostri problemi.

Pertanto, Il Carro, è una carta di trionfo sugli eventi, sulle difficoltà. Rappresenta anche (o soprattutto) la traversata dell’uomo nella materia per raggiungere il mondo spirituale.
È una carta che parla di impegno da prendere in fretta, ci parla di proseguimento nella ricerca del sé, evoca la ricerca alchemica.
In particolare, vi segnalo un paio di passaggi della lettura di questo arcano, rispettivamente da parte di Jodorowsky e Tuan.
Secondo Jodorowsky:
“Si tratta di una carta che cammina verso il successo. Gli unici pericoli sono l’imprudenza e l’inflessibilità del conquistatore, che non ha dubbi circa la legittimità della sua conquista… Il Carro incita a porsi delle domande sui mezzi che si utilizzano per intervenire sul mondo e sul modo con cui uno guida la propria vita”  
Secondo Tuan:
“Maturato attraverso le scelte e le prove, il consultante sperimenta una nuova condizione di consapevolezza, stabilità emotiva, fiducia in se stesso, autocontrollo. Una nuova fase, attiva ed energica dell’esistenza, arricchita da progetti, conquiste, riuscita ottenuta grazie alle proprie capacità direttive e alla facoltà di persuadere facilmente chi incontra… Carta di espansione e di massima indipendenza, non esclude tuttavia qualche rischio… Non mancheranno gli aiuti insperati, protezioni, appoggi: un periodo di lotta e di esperienza, spesso solitaria, estremamente fecondo”  

Bene, cari amici, cosa pensate di questo tarocco? Siete rimasti colpiti da qualche suo dettaglio? Da cosa, eventualmente, e perché?

Buon proseguimento di settimana e a presto! :)



BIBLIOGRAFIA:
La Via dei Tarocchi, Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, Universale Economica Feltrinelli
Il Linguaggio segreto dei Tarocchi, Laura Tuan, De vecchi Editore

ICONOGRAFIA:
“Sinassi dell’Arcangelo Michele”. Icona ortodossa dei sette Arcangeli presso la Chiesa Ortodossa Russa, di Nižnij Novgorod, dell’Assemblea dell’Arcangelo Michele. Tempera su legno, XIX sec. Wikipedia
Beatrice incontra Dante, William Blake, Tate Britain, Londra, 1824 – 1827, Wikipedia
Ascensione al cielo del profeta Elia, Novgorod, seconda metà del XIII secolo, tempera su tavola, Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Vicenza.
Sol Invictus, Wikipedia
Mosaico sotto la Basilica di San Pietro, Wikipedia
  

lunedì 11 giugno 2018

Una visita a Villa Nobel in compagnia di Enza Manna



ingresso di Villa Nobel a Sanremo



Mi trovo a Sanremo, ospite della mia amica Elisabetta con la quale mi sono recata in Corso Cavallotti 116, dove si trova un elegante e imponente edificio che si presenta in uno stile architettonico promiscuo, tra il liberty e il moresco: Villa Nobel.

La villa, essendo fin dal 1973 di proprietà della Provincia di Imperia, tutt’oggi è sede di manifestazioni culturali di alto spessore, in campo nazionale e internazionale, nel solo interesse pubblico e senza fini di lucro, oltre che esposizione permanente, a cura della Fondazione Nobel di Stoccolma, dedicata alle scoperte dell’Ottocento e in memoria dei molteplici premi Nobel, insigniti a partire dal 1901. 

1901 prima assegnazione premi Nobel
Accademia della Musica, Stoccolma
Qui abbiamo incontrato Enza Manna, responsabile di Villa Nobel, con la quale abbiamo avuto il piacere di intrattenere un’interessantissima e piacevolissima chiacchierata che riporto qui di seguito.


Buongiorno Enza, ti andrebbe di raccontare ai lettori del mio blog come sei arrivata qui a Villa Nobel e cosa ti ha donato di significativo questo incarico?

Sono arrivata qui nel 2007, dopo aver partecipato a un bando di concorso. Prima di intraprendere questo prestigioso incarico professionale lavoravo per la Provincia di Imperia, negli uffici di Ventimiglia. A quell’epoca non immaginavo minimamente cosa mi riservasse il futuro. In modo del tutto inaspettato si è presentata l’occasione di partecipare a quel bando di concorso e ricordo molto bene il momento in cui mi sentii domandare se volessi gestire Villa Nobel. Non credevo alle mie orecchie! Anche se una vocina si insinuava nella mia mente suggerendomi se fossi all’altezza di svolgere questo compito, non esitai un istante e risposi, con estremo entusiasmo, che, sì, lo avrei fatto!

Enza Manna - responsabile di Villa Nobel
Ritengo che sia stata una delle scelte più importanti, significative e felici della mia vita, qui ho potuto mettere a frutto un’esperienza fantastica che, in tanti anni, mi concede ancora oggi, ogni giorno, una gioia immensa. Entrando in questo luogo, dove si tengono numerosi eventi, conferenze e spettacoli, mi si è aperto un mondo. Non avevo mai pensato prima di allora di poter lavorare immersa in tanta bellezza e cultura. Qui arrivano persone da tutto il mondo, dalla Svezia, dalla Norvegia, da ogni angolo del pianeta. Semplici turisti, scienziati, membri delle associazioni professionali più disparate, degli avvocati, dei geologi, degli ingegneri, … ciascuno di loro ha subito il fascino della mente di quest’uomo.

Quale dettaglio della vita di questo grande scienziato, più di ogni altro, ha lasciato in te un segno indelebile?
Forse, la cosa che mi ha colpito più di ogni altra è che lui stesso non si rendeva conto di essere un genio e il suo approccio alla sperimentazione si è sempre dimostrato umile e, al contempo, costante e insaziabile.
Sono sempre rimasta affascinata da una frase che Nobel usava ripetere: “Se io ho mille idee e solo una di queste risulta essere buona, sono soddisfatto.” Considerando che nell’arco della sua esistenza quest’uomo ha brevettato più di 350 invenzioni, la sua affermazione non può essere dettata da altro che nell’immensa fiducia nella creatività dell’uomo e denota il personaggio come una persona speciale.

Testamento di Nobel in italiano
Per me queste parole hanno lo stesso significato di quelle pronunciate da Martin Luther King, ovvero, se hai un sogno lo devi inseguire. Trovo che egli sia un personaggio di grande stimolo per tutti, specialmente per i giovani. Lo è stato anche per me. Una volta iniziata l’attività a Villa Nobel, respirando la grande energia che scaturisce da questo tempio di conoscenza, ho deciso di riprendere gli studi e mi sono laureata a 51 anni in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo.

Sta di fatto che proprio qui a Sanremo Nobel dettò le sue ultime volontà, istituendo così il famoso premio Nobel. Da cosa fu spinto?
Quando giunse a Sanremo, nel 1891, Nobel era uno tra gli uomini più ricchi d’Europa, possedeva 93 fabbriche sparse in 20 paesi del pianeta, ed era uno scienziato instancabile che desiderava portare avanti i propri studi. Alfred Nobel era un inventore nato, aveva registrato più di 300 brevetti e, anche se la maggior parte di essi erano nel campo degli esplosivi, sviluppò una grande varietà di altri prodotti, tra cui la pelle e la seta sintetica, motori ad aria calda, contatori del gas, barche in alluminio e così via. La scoperta più importante della sua vita, anche quella che lo rese ricco e famoso, fu senza dubbio la dinamite. Per realizzarla prese spunto dagli studi sulla nitroglicerina, condotti circa vent’anni prima dallo scienziato piemontese Ascanio Sobrero, e li portò a compimento stabilizzando la sostanza. Era un industriale che viveva in un periodo di transizione tra la società agraria e quella moderna e in questa dimora, il 27 novembre 1895, Nobel redasse il suo testamento definitivo con il quale destinò quasi tutte le sue proprietà alla creazione di una fondazione i cui proventi avrebbero dovuto essere conferiti annualmente come premio a coloro i quali, nel corso dell'anno precedente, avessero reso all’umanità il miglior servizio nei campi della Fisica, Chimica, Fisiologia, Medicina, Letteratura e Pace.

lo studio di Alfred Nobel
La Fisica e la Chimica erano i suoi campi di ricerca, anche il padre era un inventore e un ingegnere, quindi è naturale che abbia deciso di premiare queste due discipline. Forse, il premio per la Medicina è più legato alla speranza che la scienza potesse creare un mondo alleggerito dalla malattia. Inoltre, era un uomo che amava leggere e citare sia i classici che i contemporanei, per cui era naturale anche che prevedesse di premiare chi si fosse messo in gioco, animato da un ideale, per la Letteratura. Però è proprio il premio per la Pace, che può apparire la scelta più paradossale, considerando che molte delle sue invenzioni erano destinate al mondo militare, a fare la differenza.

Bertha Kinsky Von Suttner
In che senso, esattamente?
Intorno al 1875, quando viveva ancora a Parigi, Nobel aveva assunto Bertha Kinsky come segretaria, la quale lavorò solo qualche mese con lui per poi tornare in Austria a sposare il barone Von Suttner. Tra loro nacque un’amicizia profonda, fondata su interessi comuni, in particolare sulla letteratura e sulla filosofia, e i due rimasero in contatto epistolare, fino alla morte di Nobel.

Bertha Kinsky, Von Suttner da sposata, divenne una figura centrale del movimento pacifista, grazie al suo libro, tradotto in moltissime lingue, “Abbasso le armi”. Nobel sovvenzionò i convegni e le attività pacifiste di Bertha e partecipò addirittura a uno di questi, che si tenne a Berna, sebbene in incognito. È assolutamente probabile che il legame affettivo provato per Bertha abbia spinto Nobel a istituire il premio per la Pace che, nel 1905, venne attribuito proprio a lei. Questo intreccio amoroso, seppure platonico, è andato al di là della vita e della morte. E pensare che Nobel, prima di conoscere Bertha, aveva idee del tutto contrapposte sulle modalità per ottenere uno status di non belligeranza tra i popoli!

pontile nel giardino della villa da cui Nobel effettuava
gli esperimenti di lancio delle torpedini
Oltretutto, e lo indico quale segno di lungimiranza da parte di Nobel, tutti i premi vengono assegnati a Stoccolma, tranne uno: quello per la Pace, che viene elargito a Oslo. Questa disposizione fu fortemente voluta da Nobel in quanto a quel tempo, Svezia e Norvegia, pur essendo ancora unite dal punto di vista politico, stavano attraversando una fase molto delicata di inasprimento, una guerra fratricida, che si risolse un anno dopo la morte dello scienziato: egli aveva messo un seme anche se non ne avrebbe visto i frutti!

Ti ringrazio moltissimo, Enza, per questa preziosa conversazione, anche a nome dei miei lettori.
Grazie a te e ai tuoi lettori. Ti invito a tornare a trovarmi il 10 dicembre, insieme a Elisabetta, così andremo al Casinò per assistere al collegamento, in diretta streaming da Stoccolma, della cerimonia di consegna dei premi Nobel. Ricordo, inoltre, a chiunque fosse interessato, che tutte queste informazioni e molte altre ancora possono esser lette direttamente sul sito www.villanobel.provincia.it e che sul sito di Sanremonews.it/manifestazioni sono disponibili tutte le date delle rappresentazioni in costume della vita di Nobel, qui a Villa Nobel, a cura di Marco Macchi e la Cooperativa Arcadia – Liguria da scoprire.

vita di Nobel in breve

Cari amici, in un primo momento avevo pensato di inserire, oltre all’intervista a Enza Manni, anche una sezione biografica sulla vita di Alfred Nobel, ma ho poi deciso di dare risalto unicamente alla bella esposizione della responsabile del museo, che è stata bravissima a coglierne i punti di vista topici. 

In occasione della visita di dicembre, creerò un nuovo post dedicato alla vita di Nobel nel quale passerò in rassegna le tappe essenziali del suo prezioso operato, mettendole in correlazione con gli aspetti più personali.  

Pertanto, l’articolo si chiude qui, mi auguro che sia stato di vostro gradimento e vi ricordo che, se voleste porgere ulteriori domande alla nostra ospite su Villa Nobel, potrete farlo scrivendo nella sezione commenti.


Vi invito con entusiasmo a visitare Villa Nobel, ne rimarrete molto sorpresi e soddisfatti!

Un caro saluto e a presto! ^__^

  










N.d.R.: tutte le foto sono state personalmente scattate presso Villa Nobel, Corso Cavallotti, 116, Sanremo.






lunedì 4 giugno 2018

Il profumo dei libri






Se vi è capitato almeno una volta nella vita di frequentare in una giornata afosa un vagone stracolmo di passeggeri, non faticherete a comprendere ciò che mi ha guidato nello scrivere questo post.
Sebbene se ne parli poco e malvolentieri, un ambiente poco areato, nel quale la folla si ritrova ammassata, è un crogiolo in cui si fonde una quantità inesauribile di miasmi diversi, sudori stantii, aliti che denunciano pasti pesanti, altri afrori di natura ben identificabile, e così via.
In queste circostanze il mio pensiero corre a Oscar Wilde, il quale descriveva minuziosamente Dorian Gray quando, prima di uscire, umettava il fazzoletto con poche gocce di essenza come invisibile armatura contro i cattivi odori della strada, ma – ahimè – giunge troppo tardi!
Pensando a Oscar Wilde non posso far a meno di riflettere che l’universo letterario difficilmente si è sottratto al fascino delle fragranze. Anzi, la letteratura ha costruito un’autentica retorica dell’olfatto e del gusto e nessuno può certo dimenticare Marcel Proust, maestro di innumerevoli rievocazioni sinestetiche, a cui bastava “un niente” per alimentare il flusso inarrestabile del racconto.


Anche nella cultura orientale, però, il profumo ha sempre occupato una posizione di rilievo. La storia del rapporto tra profumi, aromi, fiori, frutti e questa civiltà è molto stretto e giunge a noi attraverso miti e leggende di grande poesia e suggestione.

Già più di 2500 anni fa Confucio lodava la bellezza e la fragranza di una rara specie di orchidea profumata che considerava simbolo di perfezione. Il filosofo cinese diceva che “vivere con persone virtuose è come entrare in una stanza piena di orchidee”. 

Parlando di essenze, di fiori e di frutti, mi è venuto in mente anche il bergamotto, utilizzato per la trasformazione in olio essenziale, che viene poi esportato in tutto il mondo per le sue proprietà di donare una nota estremamente fresca alle composizioni di acqua di colonia e delle acque di toilette. Ho scoperto che non è chiara la sua provenienza geografica: alcune fonti citano le Isole Canarie, dalle quali sarebbe stato importato da Cristoforo Colombo; altre fonti favoriscono Cina, Grecia, Spagna. Per esempio, si narra la leggenda del moro di Spagna che vendette un ramo di una sua pianta ai signori Valentino di Reggio, in Calabria e questi, innestandolo su un loro arancio amaro, ne trassero il bergamotto.

Citrus bergamia
Affascinata da questo agrume, mi sono documentata sulle origini di altri frutti impiegati in profumeria e così sono venuta a sapere che i mandarini, che non sembrano provenire dalle terre mediterranee, bensì dalla Cina e dal Giappone, devono il nome al colore dell’abito dei funzionari cinesi.

A questo punto, ho indagato pure sull’origine della pianta delle clementine – ma sì, concedetemi questa divagazione :) – scoprendo che proverrebbe dall’India nord orientale, dall’Indocina e dal Giappone: lo trovo affascinante!

Tornando alla letteratura orientale e alle sue connessioni con il mondo dei profumi, permettetemi di citare una frase contenuta nel romanzo di Banana Yoshimoto, forse quello che l’ha resa celebre al mondo intero, Kitchen:
Finii di leggere e ripiegai con cura la lettera. Avvertii con una fitta al cuore una lieve traccia di profumo di Eriko. Anche questo profumo, pensai, col tempo finirà per svanire, e aprire questa lettera non servirà più a ritrovarlo. È la cosa più crudele.

Ma, senz’altro molti di voi già sapranno che nell’Impero del Sole sono molteplici gli autori che hanno lasciato un contributo letterario significativo con il quale hanno sancito il legame tra la loro arte e la fantasia generata dalla percezione olfattiva, tanto che esiste addirittura una cerimonia dell’incenso, durante la quale si dà via alla creazione di poemi evocativi a seconda delle stagioni.    

Si tratta di un rito, che affonda le sue radici nel Giappone del 1300 ed è in uso ancora oggi, durante il quale vengono utilizzate le resine prodotte da tre tipi di legno: sandalo, aloe e Kyara. Dieci, quindici persone si raccolgono in una stanza, sedendosi con le spalle rivolte alle pareti, e un addetto alla preparazione della miscela di incenso passa con la ciotola fumante, lasciando a ciascuno di loro il tempo di aspirarne il fumo e di annotarne le impressioni su un foglio. Questi elaborati possono presentarsi sia in forma di poesia, che di racconto. La narrazione del processo di aspirazione del vapore, tra l’altro, per qualche verso ricorda l’ascolto di un brano musicale ed è interessante constatare che ancora oggi i profumieri descrivono e classificano i profumi in termine di note!

Continuando i miei lambiccamenti celebrali, aggiungo che l’incenso è inevitabilmente collegato a un’altra letteratura, quella indiana, tradizionalmente intrisa di profumi, del sandalo, del gelsomino, di rose, di ylang-ylang… dalle opere più antiche, quali  il Mahabharata, con il  Ramayana,  uno dei più grandi poemi epici dell’India, nonché uno dei più importanti testi sacri della religione induista, risalente al IV secolo a.C., fino a quelle di Tagore e di molti altri autori contemporanei. 

Per esempio, Anita Nair ha pubblicato una romanzo intitolato Cuccette per signora, nel quale uno scompartimento riservato alle signore, in un treno in partenza da Bangalore, fa da sfondo a sei narrazioni di donne di età diverse, tutte in fuga da una vita infelice. Il libro si apre con gli odori del binario, del marciapiede, della gente che si accalca nella stazione, e si chiude con una sfilza di ricette di cucina che vengono citate nel testo dalle varie protagoniste le quali, durante il viaggio, parlano di sé e del loro mondo.

Svolazzando tra un aroma e l’altro, torniamo pian piano in Occidente! :)  

Già sul finire del Quattrocento, per esempio, divenne celebra la “ballata delle rose”, I' mi trovai, fanciulle, un bel mattino, scritta dal segretario di Lorenzo il Magnifico,  Angelo Ambrogini, detto il Poliziano, nella quale la valenza predominante del profumo è quella erotica e sensuale (tema caro allo Stil Novo):
“I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino. Eran d’intorno violette e gigli fra l’erba verde, e vaghi fior novelli azzurri gialli candidi e vermigli: ond’io porsi la mano a côr di quelli per adornar e’ mie’ biondi capelli e cinger di grillanda el vago crino. Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo,vidi le rose e non pur d’un colore:io colsi allor per empir tutto el grembo, perch’era sì soave il loro odore che tutto mi senti’ destar el core di dolce voglia e d’un piacer divino. I’ posi mente: quelle rose allora mai non vi potre’ dir quant’eran belle: quale scoppiava della boccia ancora; qual’eron un po’ passe e qual novelle.Amor mi disse allor: «Va’, co’ di quelle che più vedi fiorite in sullo spino». Quando la rosa ogni suo’ foglia spande, quando è più bella, quando è più gradita,allora è buona a mettere in ghirlande,prima che sua bellezza sia fuggita: sicché fanciulle, mentre è più fiorita, cogliàn la bella rosa del giardino.”
Francesco Hayez, L’ultimo bacio
dato a Giulietta da Romeo
Circa un secolo più tardi, gli aromi hanno alimentato i sogni degli spettatori delle opere shakespeariane; chi non ricorda la frase “Che c’è nel nome? Quella che chiamiamo rosa, anche con un altro nome avrebbe il suo soave profumo. Anche Romeo senza più il suo nome sarebbe caro, com’è, e così perfetto. Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per il nome che non è parte di te, prendi me stessa”, pronunciata da Giulietta?

Nell’Ottocento ritroviamo la passione per le essenze e l’attenzione per le percezioni olfattive nella poesia decadentista. Prendiamo ad esempio la lirica di Charles Baudelaire, Corrispondenze, in cui tutti i sensi si fondono per dar luogo a un’esplorazione irrazionale della dimensione più profonda del reale, che attinge al lato oscuro: 
“La natura è un tempio in cui viventi colonne lasciano talvolta sfuggire confuse parole; l'uomo vi passa, attraverso foreste di simboli, che lo guardano con sguardi familiari. Simili a lunghi echi,che di lontano si confondano in una tenebrosa e profonda unità – vasta come la notte e la luce – i profumi, i colori e i suoni si rispondono. Profumi freschi come carni di bimbi, dolci come il suono dell'oboe, verdi come praterie. Ed altri corrotti, ricchi e trionfanti, vasti come le cose infinite: l'ambra, il muschio, il benzoino e l'incenso, che cantano i rapimenti dello spirito e dei sensi.” 

Sempre in quell’epoca divenne indimenticabile il “maggio odoroso” nei versi di A Silvia, di Giacomo Leopardi, mentre altrove si muoveva un altro personaggio, ben diverso dal “nostro” malinconico poeta, che a modo suo si intendeva parecchio di profumi. Costui era Pierre Loti, al secolo Louis Marie Julienne Viaud, ufficiale francese di marina, assiduo viaggiatore e, soprattutto, instancabile autore di romanzi esotici, che si aggirava, appunto, per Istanbul in abiti orientali, intrisi di Patchouli, a incantare le donne del bel mondo. Che delizia!


Pierre Loti in Turchia
Ma non tutti gli autori hanno manifestato la vocazione proustiana a trasformare il passato in presente, liberando un ricordo dal suo nascondiglio, grazie a una fragranza. E non tutti i profumi sono stati associati a momenti di raffinatezza!

Ad esempio, tra gli autori più influenti del Novecento troviamo chi, come Hemingway, con stile graffiante e asciutto, fa in modo che un gatto accomuni l’odore delle prostitute alla sensazione di totale appagamento:
(dall’opera postuma di Ernest Hemingway, Isole nella corrente)
Ma quella sera Thomas Hudson era sbarcato da tre o quattro giorni quando si prese una sbornia colossale. […] Quella notte, quando era tornato alla fattoria, era molto ubriaco e nessuno dei gatti volle dormire con lui, tranne Goats, che non era allergico all’odore del rum, non aveva pregiudizi contro l’ubriachezza e apprezzava l’intenso e volgare odore delle puttane, sostanzioso come un bel panettone natalizio”.

Lasciando Hemingway a occuparsi dell’animalità dell’olfatto, scoviamo una scrittrice, poetessa e giornalista acutissima, nonché spietatamente cinica, che non perdeva occasione per massacrare spettacoli teatrali, romanzi e autori (anche di amici e conoscenti, come lo stesso autore di Per chi suona la campana), ricorrendo a battute così caustiche da meritare il titolo di “donna più spiritosa di New York”. 
Dorothy Parker da giovane

Sto parlando di Dorothy Parker, la quale non adoperava la penna per scrivere di estratti odorosi, è vero, ma per ordinare profumo di tuberose che usava, in abbondanza, per sovrastare l’odore dell’alcol di cui era diventata dipendente, soprattutto in età matura. Nel formulare la richiesta al venditore ricorreva a un’insolita espressione: “quello usato dagli imbalsamatori per mascherare l’odore delle salme”.  :) 
  
E dall’animalità dell’olfatto e dalla morte è facile passare al delitto olfattivo.

Ed ecco, dunque, Il profumo, di Patrick Suskind, nel quale Grenouille, un misero disadattato, dotato di un olfatto formidabile, trascina le sorti della Francia del XVIII secolo. Ossessionato dal desiderio di realizzare il profumo perfetto, quello che avrà il potere di suscitare l’amore in chiunque lo annusi, fa strage di fanciulle del cui odore si è inebriato. Eccone un passaggio:
La catastrofe non fu un terremoto, né un incendio nel bosco, né una frana, né un crollo della galleria. Non fu affatto una catastrofe esterna, bensì interna, e quindi tanto più grave, in quanto bloccò la via di scampo privilegiata di Grenouille. Avvenne nel sonno. Per meglio dire in sogno. O piuttosto, nel sogno nel sonno nel cuore nella sua fantasia.
Era disteso sul divano nel salotto purpureo e dormiva.
Intorno a lui c’erano le bottiglie vuote. Aveva bevuto enormemente, alla fine addirittura due bottiglie del profumo della fanciulla dai capelli rossi. Probabilmente era stato eccessivo, perché il suo sonno, per quanto di una profondità simile alla morte, questa volta non fu privo di sogni, bensì pervaso da scie di sogni spettrali.

Per lasciarvi in compagnia di qualcosa di più gradevole cito semplicemente il titolo di un romanzo strepitoso, di Jorge Amado, in cui si narra la storia di una splendida creatura, una giovane donna, sensuale, libera e generosa come la sua terra, che si muove in un mondo di falsi moralisti e gretti maschilisti: Gabriella, garofano e cannella.  


Eh, il naso! Ogni volta s’inventa nuove e suggestive vie d’ingresso alla memoria e alla fantasia!

Bene, cari amici, per oggi il nostro viaggio nell’universo letterario dei profumi si chiude qui, ma potrebbe anche riprendere!

E voi, cosa pensate di questo argomento?

Quali romanzi, quali film, quali opere d’arte… vi vengono in mente pensando alle fragranze?

Buon tutto e al prossimo post! 






BIBLIOGRAFIA:
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Universale Economica, Feltrinelli
Le più belle frasi di Confucio, Aforisticamente.com
Bergamotto, Wikipedia
Clementine, Wikipedia
La cerimonia dell’incenso, Giappone in Italia.org
Mahabharata, Wikipedia
Anita Nair, Cuccette per signora, Guanda edizioni
G. Leopardi, Tutte le opere, Sansoni, vol. I, “Canti: A Silvia”, cit. pag.26
A. Poliziano, Canzoni a ballo: I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino, in Il Quattrocento in classici italiani, Zanichelli, cit. pag. 743
C. Baudealire, Corrispondenze, in I fiori del male, Rizzoli, cit. pag. 16
E. Hemingway, Isole nella Corrente, Mondadori, cit. pagg. 99-101
W. Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto II, scena II, Le Tragedie, Mondadori editore, I Meridiani, cit. pag. 87
Dorothy Parker, Wikipedia
Patrick Suskind, Il profumo, Tea edizioni, cit. pagg. 138 e 139
Jorge Amado, Gabriella, garofano e cannella, Einaudi editore

ICONOGRAFIA:
Orchidea bianca, Wikipedia
Bergamotto, Wikipedia
Clementine, Wikipedia
B. Yoshimoto, Kitchen, Universale Economica Feltrinelli, lafeltrinelli.it
Anita nair, Cuccette per signora, Guanda edizione, mondadoristore.it
Pierre Loti, 1893, Wikipedia
Francesco Hayez, L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, Villa Carlotta, Tremezzo
C. Baudealire, I fiori del male, Rizzoli, Bur.eu
E. Hemingway, Isole nella Corrente, Mondadori, mondadoristore.it
Dorothy Parker, Wikipedia
Patrick Suskind, Il profumo, Tea edizioni, tealibri.it
Jorge Amado, Gabriella, garofano e cannella, lafeltrinelli.it