lunedì 15 gennaio 2018

Creatività, follia e gatti a volontà





Vi siete mai chiesti quali connessioni esistano tra creatività, follia e gatti?
Io sì e sono sicura che anche qualcuno tra voi abbia fatto lo stesso.

Per questa ragione oggi vi voglio parlare di scrittori, pittori, registi, attori, musicisti,… insomma di una gran quantità di artisti i quali, attraverso le loro opere, sono riusciti a cambiare anche il nostro punto di vista sul mondo e che, inoltre, hanno voluto lasciare testimonianza della propria spiccata predilezione per i gatti.

Amici gattofili è arrivato il momento della riscossa! :-D


le mie body-guards, Kiki e Pallina


Se avete voglia di seguirmi, inizierei a introdurre il tema della creatività.

Partiamo dalla definizione del termine, attingendo direttamente al dizionario Treccani: 
“Virtù creativa, capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia. In psicologia, il termine è stato assunto a indicare un processo di dinamica intellettuale che ha come fattori caratterizzanti: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, originalità nell’ideare, capacità di sintesi e di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze.”

Andy Warhol, Sam
(uno dei 25 gatti Sam di Warhol)

In realtà il concetto di creatività ha assunto molteplici sfumature di significato  a seconda del periodo e del luogo in cui esso veniva accolto. 
Per esempio, gli antichi Greci identificavano la creatività con la capacità poetica, legata a moduli e scansioni ritmiche. La condizione per l’emersione di atti creativi era per essi collegata allo stato d’animo della malinconia
Aristotele, infatti, parla di malinconia in termini di situazione di perenne indecisione quale condizione imprescindibile per poter decidere effettivamente, istituendo in questo modo una regola nuova.

Sempre in Occidente, con l’avvento della cristianità, si rafforza la visione di creatività in termini di “dono divino”, tra l’altro visto come “virtù” prevalentemente maschile.
Con il passare dei secoli l’Illuminismo afferma l’idea di scienza in senso moderno e il Romanticismo inizia l’esplorazione della “sfera irrazionale”: sogno, visione, immaginazione, follia.

Renoir, Ragazzo con gatto, 1868,
Musée d'Orsay, Paris
Avanzando di questo passo, dunque, verso la fine del ‘700, il filosofo Kant introduce l’immaginazione come anello intermedio tra sensibilità ed intelletto.
Agli inizi del 1900 Henri-Louis Bergson mette a punto il suo terzo grande lavoro, L’evoluzione creatrice, attraverso cui sostiene che l’intelligenza non è mai del tutto staccata dall’istinto e quando questa torna consapevolmente all’istinto abbiamo l’intuizione. L’intuizione (intelligenza che riprende l’istinto) ci permette di penetrare nel profondo della materia; ci permette di cogliere la coscienza, il tempo come durata e la libertà. Quindi, la creatività, dal suo punto di vista, è espressione di qualcosa di archetipico, già esistente in forma latente: corrisponde allo slancio vitale.
L’effetto più clamoroso della teoria bergsoniana dello slancio vitale colpisce le avanguardie moderne, come il dadaismo, che tenta il superamento della  distinzione tra l’opera artistica e il suo creatore, esprimendo così nell’arte la naturale “gioia di vivere”.

Ma come già accennato, il concetto si modifica di continuo e alla sua trasformazione contribuisce molto anche la contaminazione con il pensiero filosofico orientale.
Per questa filosofia, nulla è fisso o immutabile. Essere, in questo caso, significa “inter-essere”, quindi implica un legame inscindibile tra la persona e l’ambiente in cui vive. Di conseguenza, diversamente dal punto di vista occidentale, il vuoto non corrisponde affatto al nulla e la creatività, come l’arte, non è affatto un movimento isolato dell’io, bensì un cammino, un evento spontaneo.
Ne consegue che, secondo questa speculazione, più un artista riesce a creare il vuoto nella sua mente, più la sua opera d’arte è perfetta. 

Paul Gauguin, Tahitiane nella stanza, 1896, 
Museo Pushkin, Mosca

Intanto, ancora in Occidente, ma nell’arco del Novecento, gli studiosi della Gestaltdimostrano in campo psicologico che alcuni fra processi di apprendimento più comuni, in particolare nel campo della soluzione di problemi, avvengono precisamente per una ristrutturazione brusca del campo cognitivo globale.
Sulla base di questa teoria la chiave della creatività starebbe nella percezione. Infatti, è la percezione che fornisce gli stimoli che possono essere elaborati tramite varie forme di logica e percezioni diverse dello stesso fenomeno portano a conclusioni diverse.

Non è certo questo l’ambito per approfondire in modo scrupoloso l’evoluzione del concetto di creatività, perché ciò richiederebbe un’analisi lunghissima che tenga conto del frutto di innumerevoli contributi intellettuali pervenuti attraverso discipline differenti. Mi limito a segnalare che, allo stato dell’arte, per quanto riguarda l’Occidente, prevale la visione secondo la quale non si può essere veramente creativi senza percepire compiutamente la realtà. Detto ciò, ritengo doveroso aggiungere anche che, tradizionalmente l’essenza della percezione viene collegata all’attenzione e l’essenza dell’attenzione viene congiunta alla curiosità.

Però, cosa muova una persona alla curiosità, all’attenzione e, di conseguenza, alla creatività rimane ancora un mistero… ^_^ 

Paul Klee, Gatto e uccello, 1928, Museum of Modern Art, New York

Detto ciò, bisogna aggiungere che il contributo più significativo a questa indagine risale agli anni 1860-70, quando un certo Eugen Bleuler, studiando la demenza precoce ne sottolinea quattro aspetti particolari: allentamento delle associazioni mentali; anaffettività; ambivalenza; autismo.
L'ipotesi naturale dopo Bleuler fu che la tendenza a formulare associazioni inusuali fosse alla base di questo disturbo, che egli battezzò schizofrenia.
Altri scienziati avevano concluso che uno stile di pensiero schizofrenico senza l’angoscia e senza la destrutturazione della patologia corrispondente potesse essere alla base dell'atto creativo.

Allo scopo di approfondire tale ipotesi, circa un secolo più tardi, intorno al 1970 sono stati messi a punto una serie di studi in ambito neuropsicologico. Le teorie correnti per una neuropsicologia della creatività si basano in buona parte sul modello dell'information processing di Lindsay & Norman

Balthus, The king of cats, 1935,
collezione privata

Sulla base di queste ricerche, secondo alcuni studiosi, il cervello contiene informazioni memorizzate in forma isolata, mentre determinati stati mentali potrebbero favorire associazioni nuove tra gli elementi esistenti. Per esempio chi pensa per immagini potrebbe notare elementi figurativi comuni in due esperienze che sono trascurati da chi pensa per parole. 

E arriviamo ai nostri giorni.

Una ricerca condotta nel 2015 dall’Imagination Institute del Positive Psychology Center dell'Università della Pennsylvania, il cui direttore è Scott Barry Kaufmansostiene l’esistenza di un legame genetico tra creatività e disturbi psichici quali schizofrenia e disturbo bipolare. Secondo questa analisi sembra che le inclinazioni artistiche siano effettivamente legate ad alcune caratteristiche di tipo schizoide. In tutto questo processo la produzione di dopamina avrebbe un ruolo centrale: la creatività artistica pare essere associata alle persone costantemente sovraeccitate, che hanno bisogno di uno sfogo per esplorare una vasta gamma di idee, sensazioni ed emozioni e per arrivare a questo risultato serve produrre molta dopamina. 

arriviamo al “dunque”

Un recente studio, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, dell’IRCCS Santa Lucia e dell’Università de L'Aquilarinforza l’ipotesi di una diretta implicazione del neurotrasmettitore dopamina negli aspetti salienti dell’esperienza onirica.

I sogni sono dunque regolati dalla produzione di dopamina che avviene durante le ore notturne.

A ogni modo, quel che emerge con chiarezza da questi studi è che il primo postulato per essere considerati dei creativi è di possedere una corteccia celebrale espansa e il secondo è quello di sognare.

In pratica, durante il giorno riceviamo stimoli di tutti i tipi e di notte, durante la fase di sonno REM, il cervello genera una serie di impulsi elettrici che lo “auto-bombardano” dando origine ai sogni.

Ebbene, se c’è qualcuno che oltre all’uomo utilizza lo stesso identico meccanismo del sonno REM costoro sono il gatto e il cane. Ma il gatto ancor più del cane!  *__*

Come il nostro cervello, quello dei gatti non si può permettere di rimanere inattivo. Anch’esso ha costantemente bisogno di “macinare informazioni” anche di notte in modo che non decadano le memorie in esso depositate, durante il giorno, nei suoi circuiti, nelle sue sinapsi.

Oh, dopo questa lunga ma doverosa premessa, sulla quale vi lascio liberi di tirare le vostre conclusioni, passiamo a trattare il tema clou del post: il legame tra artisti e gatti.

Come già saprete, sono numerosissimi gli scrittori, i pittori, i musicisti, i registi, gli attori,… che hanno eletto il gatto a compagno della propria vita. 
Forse non a caso questa creatura dal fascino sottile, dallo spirito insubordinato e indipendente, dalla personalità enigmatica e a volte indecifrabile, ha ispirato le opere di tantissimi autori.


Genio e follia vanno dunque a braccetto? Chissà,… teniamo comunque a mente le parole che Edgar Allan Poe scrisse, nel 1842, per il racconto intitolato Eleonora:

“Gli uomini mi hanno definito pazzo, sebbene non risulti ancora chiaro se la pazzia sia, o no, il grado più alto dell'intelletto, e se molto di quanto dà gloria e tutto ciò che rende profondi non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione dello spirito, a spese dell'intelletto in genere.” [Traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]

E il ruolo dei gatti in questo bizzarro contesto quale sarà?

Ah, a proposito... so che qualcuno obietterà, sostenendo che anche i cani hanno ricevuto l’amore e l’attenzione di altrettanti artisti e scrittori e non intendo affatto negarlo. 
Tuttavia, chi vi scrive, pur amando profondamente tutti gli animali, cani compresi, nutre da sempre una spiccata preferenza per i gatti, ha vissuto fin dalla prima infanzia insieme a loro e tuttora se ne circonda.
Pallina 
In fondo questo post è dedicato anche ai miei amici gatti: Rossino, Celestino, Pinco, Susi, che seppure non sono più materialmente accanto a me, lo rimangono in perpetuo, pulsando forte nel mio cuore. 
Ma esso è soprattutto un omaggio alle due “befanelle”, Kiki e Pallina che, da un decennio a questa parte, con le loro fusa, i loro capricci, la loro voglia di giocare, accompagnano il ritmo delle mie giornate, allietandole immensamente. 

Da amante dei gatti quale sono mi sento di puntualizzare che, per quanto noi tentiamo in vari modi di regolare la vita di queste misteriose creature, esse riescono sempre a farci sentire il dolce profumo di anarchia e libertà. E vi confesso che quella fragranza mi è tanto, tanto cara!

Kiki






Quindi, per tornare al tema iniziale e concludere la mia dissertazione, vi propongo una serie di immagini, aneddoti, citazioni, raccolte per voi attraverso più di una fonte narrativa, che testimoniano l’amore di una moltitudine di grandi personaggi geniali (e, a detta di qualcuno, anche un po' folli), della letteratura, dell’arte, della musica e del cinema, verso i nostri meravigliosi amici felini.

Et voilà!… ^__^ 




Mark Twain e il suo gatto
Mark Twain, il quale scrisse molte storie per ragazzi che avevano come protagonisti gatti dai nomi bizzarri, amava a tal punto questi felini da sostenere:
“Se fosse possibile incrociare l'uomo con un gatto, la cosa migliorerebbe l'uomo, ma di certo peggiorerebbe il gatto”.

Charles Dickens, invece, aveva battezzato il proprio peloso William, in onore di Shakespeare, salvo poi scoprire che si trattava di una femmina… ^_^


Doris Lessing




Doris Lessing, con la sua insuperabile grazia, scriveva:
“Se un pesce è l’incarnazione del movimento dell’acqua, il gatto è la materializzazione dell’aria”.


William Burroughs 







William Burroughs, figura controversa, censurata per pornografia, accusata di misoginia, criticata per l’adesione alla potente organizzazione che promuove l’uso delle armi,… insomma uno dei più radicali scrittori americani che amava trastullarsi ai margini del delitto, era, nonostante tutto questo, un grandissimo amante dei gatti. Ecco cosa pensava di loro:
“Il gatto non offre servigi. Il gatto offre se stesso. Naturalmente vuole cura ed un tetto. Non si compra l'amore con niente. Come tutte le creature pure, i gatti sono pratici… I gatti mi rispecchiano in modo profondo. Sono riusciti ad aprire in me una vasta area di compassione. Ricordo di aver passato ore ed ore a piangere nel mio letto al pensiero che una catastrofe avrebbe potuto distruggerli… La rabbia di un gatto è meravigliosa: brucia di pura fiamma felina, il pelo ritto e scintille sfavillanti di blu, gli occhi fiammeggianti che lanciano saette… Chi odia i gatti rispecchia uno spirito brutto, stupido, grossolano e bigotto.”

Ernest Hemingway
Ernest Hemingway, forse l’autore che più di ogni altro si è caratterizzato per l’essenzialità e l’asciuttezza del linguaggio, pare che non potesse scrivere senza la presenza della sua musa felina. Anche i duri hanno un cuore tenero?... Pare di sì! Pensate che a Cuba viveva con una trentina di gatti che adorava più che mai. Ebbene, in una lettera lasciò scritto quanto segue:
“I gatti dimostrano di avere un'assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l'altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no”.



H.P. Lovercraft
H.P. Lovecraft, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe e considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana, oltre che uno degli autori più reazionari, pessimisti, e anti-yankee, nel terrificante racconto, I Gatti di Ulthar, descrive così queste creature:
“Si racconta che a Ulthar, la città oltre il fiume Skai, la legge proibisca di uccidere i gatti. A me basta osservarli quando fanno le fusa accanto al fuoco per capire il perché: il gatto è misterioso e affine alle cose invisibili che l'uomo non potrà mai conoscere; è l'animo dell'antico Egitto, è il depositario di racconti che risalgono alle città dimenticate di Meroe ed Ophir, è parente dei signori della giungla ed erede dei segreti dell’Africa oscura e misteriosa. La Sfinge è cugina del gatto, che parla la stessa lingua ma è più antico e ricorda cose che essa ha dimenticato”.

Edgar Allan Poe
Edgar Allan Poe, considerato il padre della moderna letteratura dell’orrore, basata non più su una serie di trame e personaggi fissi, ma sull’orrore stesso, declinato in una estrema varietà di situazioni, era un grande fan dei gatti e ne aveva uno che viveva con lui, chiamato Catterina.

Guy de Maupassant, scrittore, drammaturgo, reporter di viaggio, saggista e poeta francese, nonché uno dei padri del racconto moderno, nel racconto Sui gatti, ne tratteggia così l’essenza:
“È a casa dappertutto, visto che dappertutto può entrare, l’animale che passa senza un rumore, vagabondo silenzioso, errante notturno dei muri vuoti”



Colette
Colette, una delle grandi protagoniste della sua epoca, scrittrice prolifica, autrice e critica teatrale, giornalista e caporedattrice, sceneggiatrice e critica cinematografica, si faceva spesso ritrarre insieme al suo gatto. Nel racconto “La gatta”, narra la storia di Saha, una gatta di razza Blu di Russia che conquista il cuore del suo padrone dopo che la moglie, gelosa, cerca di sopprimerla:
“La sentì sgattaiolare fuori dal paniere e, per tenerezza, smise di occuparsi di lei. Le restituì, dedicandogliele, la notte, la libertà, la terra morbida e spugnosa, gli insetti notturni e gli uccelli addormentati”.

Elsa Morante
Elsa Morante scrisse una poesia per la sua gattina.
“Ho una bestiola, una gatta, si chiama Minna. (…) Il cielo, per armarla, unghie le ha dato, e denti: / ma lei, tanto è gentile, sol per gioco li adopra. / Pietà mi viene al pensiero che, se pur la uccidessi, / processo io non avrei, né inferno, né prigione”.

Jean-Paul Sartre, forse il più importante rappresentante dell’esistenzialismo, usava ricevere i suoi ospiti e i giornalisti sempre attorniato dai suoi gatti, in particolare uno bianco, chiamato Nada.

Anche Jorge Luis Borges condivideva la sua abitazione con un gatto bianco. Lo scrittore sosteneva che il carattere dei gatti fosse superiore a quello di altri animali e che quando si concedono alle carezze lo fanno solo per farci piacere.

Jorge Luis Borges

Haruki Murakami
Forse non tutti sanno che il grande scrittore Haruki Murakami, agli inizi degli anni ’70 aprì un jazz bar a Kokubunji (Tokyo). Il nome del locale era “Peter Cat”, dal nome del gatto col quale aveva vissuto alcuni anni prima e che aveva dovuto lasciare a un amico in campagna.
Al Peter Cat, Murakami preparava drink, lavava piatti, metteva dischi di musica jazz, osservava le persone e leggeva libri. Egli stesso, in seguito, ha dichiarato che se non avesse avuto quel bar, non sarebbe mai diventato scrittore.


E probabilmente non tutti sanno anche che Andy Warhol  viveva a New York al 1342 di Lexington Avenue in una casa di 400 metri quadri distribuiti su cinque piani, occupata da 25 gatti siamesi, tutti di nome Sam. Il genio della Pop Art perciò realizzò una nutrita serie di ritratti dei tanti gatti Sam, in pose diverse e con diversi colori! Nel 1954, le tante litografie confluirono in un libro d’arte auto-pubblicato in edizione limitatadal titolo 25 Cats name Sam and One Blue Pussy (25 gatti chiamati Sam e una gattina azzurra). Nel titolo vi era quindi un errore di ortografia: avrebbe dovuto riportare la scritta “named”, ma passò alla stampa senza la “d”…  anche i geni hanno delle sviste ;-)

Andy Warhol con uno dei suoi amati gatti

Ma non abbiamo ancora finito… 


Provate a guardare l’opera di Kandinski, Giallo, rosso e blu, al rovescio… cosa vi sembra di vedere?... ^-^

la tela è girata di proposito capovolta: Wassily Kandinski, Giallo, rosso, blu, 1925,
Musée national d'art moderne, Paris


Forte, vero? 

Per chiudere il post vi ho preparato una nuova carrellata di immagini di personaggi famosi ritratti insieme ai loro gatti:  buona visione e buon divertimento! :-)



Walt Disney
Syd Barrett
Kandinski
Freddy Mercury

Jack Keruac
Ezra Pound e i suoi gatti
Herman Hesse
Stephen King
Joey Ramone


















Truman Capote


Giorgio De Chirico


Samuel Beckett


Nadine Gordimer





























Frank Zappa
Picasso 


David Bowie


A. Jodorowski


Basquiat






















Paul Klee, la moglie Lyly e il loro gatto

Bob Dylan
Johnny Cash





























Federico Fellini




Bette Davis

Brigitte Bardot

Man Ray


















































Gustave Klimt










































Cosa ne pensate? Vi è piaciuto il post? Aspetto i vostri commenti :-)


Vi abbraccio e vi do appuntamento a lunedì prossimo: ciao!




















BIBLIOGRAFIA:


  • Dizionario Treccani, Creatività
  • Enciclopedia Treccani, Creatività
  • Wikipedia, Sonno
  • James Horne, Perché dormiamo, Psicologia e Psicologia clinica, Armando editore
  • Hobson J.A., La macchina dei sogni, Giunti editore.
  • Le Scienze, rivista mensile di divulgazione scientifica, articolo di Giugno 2015: Creatività e follia
  • Articolo pubblicato sul sito dell’Università di Roma il 21 febbraio 2016: RICERCA - La qualità dei sogni è una questione di chimica
  • Edgar Allan Poe, Eleonora, breve racconto pubblicato nel 1842 nell’annuale testo di letteratura The Gift, da Carey e Hart
  • A.A. V.V., Gatti, I racconti più belli, ed. Einaudi, ET Biblioteca. Le biografie degli autori citati nel post provengono prevalentemente da questo testo, oltre che in piccola parte da Wikipedia



INFOGRAFICA:


  • Wassily Kandinski, Giallo, rosso, blu, 1925, Musée national d'art moderne, Paris, WikiCommons
  • Andy Warhol, Sam, Wiki Art
  • Renoir, Ragazzo con gatto, 1868, Musée d'Orsay, Paris, Wiki Commons
  • Paul Gauguin, Tahitiane nella stanza, 1896, Museo Pushkin, Mosca, Wiki Commons
  • Paul Klee, Gatto e uccello, 1928, Museum of Modern Art, New York, Wiki Art
  • Balthus, The king of cats, 1935, collezione privata, Wiki Art
  • Tutte le altre immagini, salvo quelle relative alle mie gatte, provengono da WikiCommons e WikiArt