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mercoledì 29 novembre 2017

La donna nel XIX secolo 4




Cari lettori, sappiate che il pentolone dell’Angolo di Cle è in gran fermento!

Pertanto oggi, anziché procedere, come previsto, all’esposizione dello sviluppo del pensiero filosofico di questo secolo (che riprenderà con il prossimo post dedicato al tema), aprirò una parentesi per offrirvi uno spaccato sulle condizioni della donna nel quotidiano.

Ma ancor prima, desidero fortemente fare una premessa.

A proposito, voi cosa pensate dell'accadere simultaneo e fortuito di circostanze diverse?

Beh, secondo me, talvolta capita che mettendoci in condizione di “ascolto” di un determinato tema, l’ambiente in cui viviamo risponda favorendone uno sviluppo che assumerà forme inattese.

Ebbene, questa serie di post, dedicati alla donna dell’Ottocento, è nata dal mio bisogno personale di ripercorrere alcuni aspetti dell’evoluzione dell’emancipazione femminile in un momento in cui anche solo parlare di femminismo risulta, in generale, complicato e spesso sviante.
In seguito, il caso (se vogliamo parlare del caso) ha voluto che, appena ultimata la stesura del primo articolo di questa collana, venissi contattata da un’amica, la quale desiderava coinvolgermi nel nuovo progetto di cui vi sto per parlare.   

Forse non tutti sanno che da alcuni anni aderisco a un gruppo, il cui nome è IncipitReadingLab, con il quale seguo un percorso di studi dedicati alla lettura scenica e, contestualmente, partecipo a  svariate esibizioni interpretative aperte al pubblico.
Attualmente, come già accaduto due anni fa in coincidenza della mostra “Leggere, leggere, leggere”, IncipitReadingLab collabora con la Pinacoteca Züst, di Rancate (Mendrisio), Svizzera, una prestigiosa galleria che ha messo a punto negli anni un programma espositivo mirato a restituire l’immagine della donna nell’arte, sia essa artista o soggetto della rappresentazione.


Dal 15 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, all’interno del prestigioso spazio è in corso la mostra “Divina Creatura” che indaga l’evoluzione dell’abbigliamento femminile tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento attraverso dipinti, sculture, abiti, accessori, ventagli, gioielli firmati dai più importanti artisti dell’epoca: Boldini, Segantini, Previati, Zandomeneghi, De Nittis, Mosè Bianchi, Corcos, Induno, Tranquillo Cremona, eccetera.



Ed ecco lo svelamento dell’arcano: il museo, che desidera proporsi come mediatore di esperienza e conoscenza viva, oltre a prevedere laboratori didattici, destinati agli allievi delle scuole, elementari, medie e superiori, permette a tutti (studenti e adulti) di integrare il normale percorso di visita con la fruizione della lettura interpretativa del nostro copione. Proprio così, il copione che noi di IncipitReadingLab abbiamo composto, selezionando brani letterari ad hoc, per accompagnare la visione delle più significative opere esposte. In questo modo, il visitatore potrà esperire una narrazione ancora più coinvolgente (e ci auguriamo, se possibile, ancora più efficace e piacevole) dei significati cultuali e delle profonde contraddizioni sociali della donna, della moda e delle arti di fine Ottocento.

Da domani, quindi, fino alla conclusione della mostra, presso la Pinacoteca Züst di Rancate (Mendrisio), cinque rappresentanti di IncipitReadingLab, che vi presento in ordine alfabetico... ta-dam!: Antonella Dell’Ara, Chiara Muggetti, Narcisa Pecchioli, Cristina Pedretti, Clementina Daniela Sanguanini. Noi cinque daremo voce e corpo (e cervello) a questa esperienza. :-)

Non vi nascondo di essere rimasta affascinata dalla naturalezza con cui si sono intrecciati questi due percorsi narrativi (quello che porto avanti personalmente sul mio blog e quello che, tutte insieme, noi del gruppo di lettura scenica, contribuiamo a mettere a punto) e mi piace pensare che non si tratti di una mera casualità!   

Ora, passando agli aspetti più pratici, prima che mi prendiate per una patetica illusa (^_^), vi informo che, se foste interessati alla mostra e alla nostra performance, troverete QUI tutte le informazioni e i dettagli. 

Inoltre, se vorrete, sabato 2 dicembre 2017, alle ore 13,30, potrete seguire la trasmissione Ridotto dell’Opera (Rete Due, canale radio RSI, trovate QUI tutte le coordinate), che si intitolerà “Donne, madonne e pistolere agli albori del ‘900” e durante la quale Giorgio Appolonia ospiterà in diretta: il regista teatrale, scenografo e costumista, Ivan Stefanutti; due esponenti di IncipitReadingLab, Cristina Pedretti e (io) Clementina Daniela Sanguanini; la co-curatrice della mostra “Divina Creatura”, Marialuisa Rizzini, in rappresentanza della Pinacoteca Züst.

Bello, vero? E adesso affrontiamo il tema proposto all’inizio.

Come già esposto nei precedenti post dedicati alla donna nel XIX secolo (trovate QUI, QUI e QUI i link ai post precedenti), l’Ottocento vede l’inizio della costruzione di un’immagine femminile distorta dalla realtà e mirata a intrappolare la donna unicamente in ruoli gregari all’uomo.

Alla realizzazione di questi modelli, oltre alla letteratura e al teatro, contribuiscono ampiamente anche pittori, scultori, artigiani, sarti e stampa.

Con i progressi tecnici avviati dalla Rivoluzione industriale nasce l’industria della moda. La lavorazione meccanica, infatti, che cominciava dalla filatura, passando alla tessitura, per assorbire, in seguito, la realizzazione di merletti, passamanerie, ricami, sposta la produzione dall’ambito artigianale alla scala industriale.

In quest’epoca la struttura sociale si fa più sciolta, grazie all’emergere di una nuova classe dirigente formata dall’unione di borghesia imprenditoriale e aristocrazia, cosicché l’apparire individuale va via via assumendo sempre più importanza comunicativa. L’industria dell’abbigliamento sfrutterà al massimo la funzione dell’abito come mezzo di qualificazione sociale per rimarcare una gerarchia di ceto attraverso il lusso di chi lo indossa.

Sebbene l’importanza dell’apparire si estenda a entrambi i sessi, la pressione della moda si concentra quasi esclusivamente sulla donna. Il centro propulsivo della moda per l’intera Europa era Parigi, cui ogni altro stato guarda e si conforma.

Oltre all’haute couture, che ne sancisce l’aspetto più elitario, i grandi magazzini si rivolgono a una clientela molto più allargata, offrendo merce molto diversificata per qualità e costo, appunto tramite la produzione seriale.
Le vie delle città si popolano di vetrine che espongono a profusione capi vestiari e anche le donne del ceto popolare iniziano a essere attratte dal fascino pervasivo dell’industria dell’abbigliamento.

Ed ecco ciò che succede. 
La donna che, dopo una breve liberazione del corpo, avvenuta tra il Settecento e l’inizio dell’Ottocento, portata avanti attraverso il ricorso ad abiti leggeri, semplici e senza orpelli, si ritrova progressivamente rinchiusa in vesti vistose, complesse, costose e tutte rigorosamente dotate di strutture costrittive, come i busti che, dovendo restituire un girovita di 50 centimetri (vi consiglio di dotarvi di un metro da sarta per constatare l’aberrazione di cui stiamo parlando!) pongono chi li indossa in condizioni di costante tortura quotidiana. In pratica, questa moda fortemente voluta dagli uomini, compromette seriamente la salute delle donne e non tardano all’appello le morti dovute alla perforazione degli organi interni, per stritolamento delle costole, così come quelle imputabili a combustione, perché molto spesso i tessuti degli abiti femminili sono altamente infiammabili.   

Questi abiti, così realizzati, tra l’altro con una quantità indescrivibile di stoffa, svolgono precise funzioni: tenere la donna lontano dalle attività consentite agli uomini, come studiare, lavorare, praticare l’arte e lo sport. L’ambito femminile rimane confinato alla gestione della casa e della famiglia e, all’uopo, i canoni e le modalità trasmesse dalla tradizione vengono accuratamente codificati anche dai galatei: la donna deve attenersi scrupolosamente a un modello educativo che, quando "va bene", la vede trasformata in uno straordinario biglietto da visita .

La moda borghese del periodo non lascia spazio a fogge alternative, obbligando le donne ad accettare passivamente il connubio tra bellezza e sofferenza, e nonostante l’invito, promosso dagli ambiti culturali più emancipazionisti, a liberarsi da quella tirannia, solo pochissime trovano il coraggio di indossare abiti senza busto.

Contestualmente all’uscita delle nuove proposte di abbigliamento, le riviste invitano a un consumo continuo, pubblicando immagini aspirazionali di donne famose, siano esse aristocratiche o attrici, che offrono precisi modelli di comportamento. È in questo secolo che nasce il consumismo!
Ogni occasione della giornata esige abiti diversi.

Nel 1881, Matilde Serao, scrive con arguta ironia: “Con diciotto abiti nuovi, dieci o dodici cappellini, quattro ombrellini, sei ventagli, stivalini e guanti analoghi, una dama può decentemente passare due mesi a Sorrento

Come accennato, anche le arti raffigurative concorrono a questa sottile operazione di creazione del modello femminile e lo fanno restituendo ritratti di donne su commissione (del marito, o del padre).
Questi ritratti, conservati tra gli arredi di casa, hanno come scopo, sia quello di ostentare verso gli ospiti lo status del proprietario della dimora (che poteva permettersi, sia di possedere un’opera di un artista celebrato e sia di abbigliare la moglie con abiti, gioielli e accessori di altissima qualità), sia di affidare alle generazioni successive lo stile della donna effigiata, concorrendo in quel modo a generare la mitologia familiare.

Insomma, ci troviamo di fronte a un sistema assai complesso, sottile e studiato a puntino per neutralizzare (lo so, ho usato un eufemismo) le donne. 

Ma quanta paura avevano/hanno gli uomini delle donne?

Per alleggerirvi l’animo e strapparvi un sorriso vi propongo un momento delle nostre prove nella sala dei ventagli della pinacoteca  ;-)



Or dunque, passo a voi la parola: cosa ne pensate?

Se finora avete apprezzato questo mio lavoro di ricostruzione dell’immagine femminile nel corso del XIX secolo, restate sintonizzati su questo blog: ho ancora moltissimi argomenti da affrontare e discutere insieme a voi!

Vi aspetto, sia qui che alla mostra e nel frattempo vi auguro uno splendido fine settimana! :-)

Ciao!



BIBLIOGRAFIA:

“Divina Creatura. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento”, Silvana Editoriale
Matilde Serao, “Cuore Infermo”, parte quarta, 1882, Scrivere Edizioni
O’Followell, “Il Corsetto”, 1908

17 commenti:

  1. Clem, sei un portento! In poche righe hai descritto il difficile viaggio della donna che ancora è in essere per imporsi in un mondo tuttora maschilista, nonostante le lotte, le conquiste ecc. ecc., un viaggio di cui ancora non vedo l'arrivo. E a chi ti legge consiglio di prenotarsi alla visita del 12 dicembre (reading incluso) presso la pinacoteca Zuest, dove, oltre a godersi una esperienza unica ed interessante, potrà sicuramente trovare degli spunti di riflessione sull'argomento.

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    1. E dici benissimo, mia bella Narci!
      Quanta strada abbiamo fatto, noi donne, e chissà quanta strada dovremo fare ancora... siamo ancora in viaggio!
      E anche il nostro viaggio, quello di Incipit Reading Lab, prosegue, pertanto, come dice la mia amica, prenotate la visita alla mostra e venite ad assistere al nostro reading!
      😍

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  2. Fantastico. Mi ripeto, qui c'è materiale da raccogliere in un unico testo.

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    1. Ciao Max, grazie di cuore!
      Ma ti assicuro che ho ancora molte cose da raccontarvi 😉...
      Buonissima serata! 😊

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  3. Bellissimo tutto: post, foto, iniziativa (cui purtroppo non posso partecipare).
    Faccio a te e alle tue amiche i miei migliori auguri!
    Un abbraccio.

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    1. Ciao Francesca, un giga-abbraccio anche a te e mille grazie per i complimenti, che riporterò molto volentieri alle mie amiche! 😊

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  4. Che post interessante Clementina! Bella la mostra e anche l'opportunità che vi hanno concesso. Complimenti!
    Un caro saluto.
    Marina

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    1. Ciao Marina, grazie infinite! 😍
      È proprio così, una mostra stupenda e una bellissima opportunità per tutte noi 😊
      Un salutone!

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  5. Sempre interessante Clementina, continua così 😀

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    1. Bentornata, cara Giulia!
      Grazie dell'incoraggiamento e un abbraccio!

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  6. Fantastico viaggio nell'evoluzione femminile a tutto tondo! Devo dire che l'iniziativa è davvero lodevole, un richiamo imperdibile per chi vive al Nord. Il percorso che le donne devono affrontare è ancora lungo, ma a mio modesto parere credo che molta strada l'abbiamo già fatta, opponendoci a divieti e restrizioni che per secoli hanno mortificato la nostra fisicità e il nostro essere femmine. L'opportunità che vi hanno concesso è davvero stupenda. Stima e ammirazione per tutte voi. Splendido reportage, come sempre del resto!

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    1. Anna, carissima, grazie per aver lasciato le tue preziose osservazioni sulle conquiste femminili che mi trovano completamente d'accordo.
      L'occasione che ci è stata offerta è davvero splendida e ieri, che abbiamo avuto i primi riscontri con gli studenti, giovani uomini e giovani donne, sia delle superiori che delle medie, siamo state in grado di constatare l'impatto straordinario del messaggio veicolato attraverso quest’esperienza, unica nel suo genere. L’atto di trasformare un museo in un luogo di contaminazione delle arti in cui la creatività dei dipinti, dei capolavori vestimentari e degli oggetti iconici dell’Ottocento rivive attraverso l’abilità di offrire voce e corpo all’arte narrativa di altrettanti capolavori, quali i testi di Flaubert, Woolf, Serao, Wilde, o i saggi di Bauman, o il libretto di un’opera magnifica come quella di Puccini, eccetera, ha rivelato potenzialità veramente enormi. Vedere con quanta attenzione, interesse e, credimi, sincera commozione, quei ragazzi e quelle ragazze hanno seguito la performance per afferrare le tante sfumature e le stratificazioni del significato del percorso emancipazionale femminile, ha colpito ciascuna di noi in modo profondo, superando di gran lunga tutte le attese.
      Un abbraccio enorme.

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  7. Fantastico il reading accanto ai quadri, in un travaso virtuoso tra le vari arti, in modo piacevole e non noiosamente didattico! Non c'è limite alla creatività. :) Ricordo sempre con particolare piacere ogni volta che mi è capitato di trovare delle guide in carne e ossa in luoghi come musei o palazzi, mi ricordo che ad Hampton Court c'erano dei figuranti in costume che invitavano bambine e bambini a provare dei passi di danza dei tempi di Enrico VIII.
    Venendo all'argomento del tuo post, inutile dire che l'ho trovato interessantissimo, ma che mi è venuto istintivo paragonare le costrizioni dei bustini e del girovita a 50 centimetri a certi modelli proposti ora. Se non hai una taglia 40-max 42, sei fuori norma = sei grassa. Da qui poi a sviluppare patologie e ricorrere a interventi estetici il passo è breve. Secondo me la donna era intrappolata all'epoca, ma anche oggi non è che se la passi molto meglio. Assodato il fatto che bisogna avere cura della propria salute, bisognerebbe anche imparare a non guardarsi sempre e solo attraverso gli occhi della società, e soprattutto a volersi più bene.

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    1. È esattamente così, come fai notare in questo acuto commento, Cristina.
      Il nostro obiettivo, durante tutto il reading, soprattutto sapendo di rivolgerci, in primis, a un’utenza sensibile e delicata quale quella degli adolescenti, è stato di documentare, e vivificare le aberrazioni di certe consuetudini, tenendo costantemente lo sguardo orientato al presente. In un’epoca in cui disturbi come anoressia e bulimia sono all’ordine del giorno, non potevamo mancare una simile occasione per attivare riflessioni sul tema. Lo stesso vale per tutte le altre tematiche da noi portate sotto i riflettori; la costruzione dei modelli di comportamento femminile, nel tempo, è andata stratificandosi sempre più e di questo non abbiamo potuto non tenerne conto. Del resto, il nostro gruppo è composto da donne... Il lavoro di concertazione tra noi e la pinacoteca, infatti, non si conclude con la visita, ma prosegue nelle classi grazie al lavoro delle insegnanti che andranno a scandagliare ciascuna tematica da noi elicitata per analizzarla insieme agli studenti e farla loro comprendere a fondo.

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  8. Complimenti per il tuo lavoro, prima di tutto. :) Le "coincidenze" stupiscono, ma solo quando presti loro attenzione ti rendi conto di quante siano, e hai l'impressione che si moltiplichino. In particolare, spesso mi sembra che degli specifici argomenti siano nell'aria, non per me soltanto, ma come vibrazioni che anche gli altri colgono, per cui succede che un argomento mai toccato per decenni rispunta per diverse persone in simultanea, senza che ne abbiano parlato tra loro. No, non credo nel caso! ;) Per quanto riguarda la situazione femminile, mi hai fatto ripensare al detto "per abbellire si deve soffrire". No comment! Ho una campagna sempre aperta contro le alterazioni, costrizioni e distorsioni del corpo, a chiunque appartenga.

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  9. Carissima Grazia, i tuoi complimenti mi lusingano e li ricambio subito con un forte abbraccio! :-)
    Condivido ogni tua parola in merito alle coincidenze e per quanto riguarda la lotta contro qualsivoglia forma di violenza, costrizioni, alterazioni e modalità affini, trovi in me una convinta alleata.

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dani.sanguanini@gmail.com