venerdì 21 luglio 2017



La scelta 3/3

Ed eccoci giunti alla fine del racconto.
Buona lettura! :-)



Ccc




Incapace di assestarsi sulla frequenza emotiva necessaria a riflettere sulla portata della nuova scoperta, decide di continuare la passeggiata. Muoversi lo avrebbe aiutato a uscire da quel blocco psichico. D’un tratto, come colto da una folgore, si arresta. Un’idea si fa strada nei meandri della sua testa. Si dice che l’unico modo per riuscire ad assegnare un significato all’insolito sbalzo temporale dal quale è stato investito, sia confrontarsi con ciò che gli sta intorno:
    «Mi è stata data l’occasione di rivivere il tempo perduto, non posso star fermo su due piedi, schivando tutto e tutti nell’attesa che il mio destino si compia. Devo combattere le mie paure affrontandole a testa alta. Ho bisogno di interagire con la gente per capire ciò che finora mi è oscuro».    Convinto che la zona più battuta dai villeggianti a quell’ora sia il litorale, vi fa ritorno, dapprima correndo di gran carriera e poi rallentando sempre più, fino a camminare a stento, in trance, come un sonnambulo.
  «Calmo. Devo restare calmo» seguita a ripetere tra sé. Sente pulsare forte il sangue nelle tempie e avverte una tremenda stanchezza ghermirgli tutte le membra. Eh, quella giornata si è rivelata talmente sconvolgente che ora ha persino paura di non riuscire a reggersi sulle gambe. Decide quindi di sedersi sulla prima panchina libera.     Un bellimbusto, sui trentacinque anni, o giù di lì, vestito di tutto punto con cappello, cappotto, giacca e cravatta, gli si avvicina; ammicca un cenno di cortesia, prende posto accanto a lui e si appresta a leggere il giornale.
Inclinando leggermente il capo, lo osserva in tralice. Non vuole farsi notare.    «Oddio!» si lascia scappare il commento a bassa voce, troppo bassa perché qualcun altro la possa udire in mezzo all’acuto stridio dei gabbiani. 
  Lancia una seconda, rapidissima occhiata in direzione di quel damerino, quando a un tratto lo sente sibilare, forte e chiaro, all’indirizzo di una giovane donna, una biondina che, morbidamente appoggiata al braccio di un uomo, sta camminando dinanzi a loro:   «Ah, con me non esci, ma con lui sì» 
  La bionda, accortasi della molesta presenza di quell’uomo che tante altre volte l’aveva importunata, accenna una smorfia di disgusto e senza insospettire in alcun modo il suo accompagnatore, si affretta ad allungare il passo per raggiungere prima possibile l’angolo, sparendo così dalla traiettoria.
L’ex galeotto fa appena in tempo a mettere di nuovo a fuoco la vista e si accorge di essere perfettamente in grado di riconoscere il cavaliere della ragazza. Non ha dubbi: è il povero giudice Lo Iacono.     «Buongiorno! Bella giornata, vero?» gli si rivolge il vicino, col fare di chi è intenzionato ad attaccar bottone.Nella sua mente si scatena un uragano di pensieri che si rincorrono, l’uno dopo l’altro, attorcigliando tra loro sentimenti di incredulità, profonda pena e sbigottimento. Resta immobile trattenendo l’aria nei polmoni. I ricordi si fanno sempre più vividi e come tanti frammenti di una pellicola rimontata alla moviola, gli si affacciano con prepotenza alla memoria, restituendogli un film noto, che tuttavia riserva un preludio inedito, da fargli accapponare la pelle.
In quel luogo e in quel giorno, lui e Guido si erano conosciuti. Sì, proprio Guido, colui per il quale aveva trascorso gli ultimi trent’anni dell’esistenza tra le sbarre, il vero colpevole dell’omicidio. All’epoca, si era accomodato su quella panchina esattamente in quell’istante ed era ignaro di ciò che fosse avvenuto qualche attimo prima. Non aveva mai incontrato quella fanciulla e men che meno immaginava che il cassiere della banca conoscesse tanto a fondo l’intimità del magistrato, che di lì a poco avrebbe ucciso.  
Esattamente come allora, in questo preciso momento, sta per avere inizio il dialogo tra loro.
L’uomo visitato dalla Morte si prende il tempo di riavvolgere ancora una volta la pellicola immaginaria dentro di sé, per riguardar la scena. C’è il suo complice lì accanto, sul lungomare, seduto a fingere di sfogliare il quotidiano, con l’ingannevole sorriso di sempre stampato addosso, tipico di chi affronta la vita con sfacciataggine, cinismo e distacco.
Finalmente sono stati svelati tutti i retroscena. Ecco, dunque, il senso della scelta.    Rimane ancora muto, indugia. I suoi occhi scrutano con intensità il volto di Guido che ora, perplesso, restituisce uno sguardo interlocutorio allo strano signore che gli siede al fianco.
Senza interrompere il contatto visivo, Umberto si alza, aggiusta per bene il cappotto e risponde, abbozzando un sorriso di educata circostanza:    «Buongiorno a lei».
    Poi si gira dall’altra parte e, spingendo con veemenza lo sguardo oltre l’orizzonte, va incontro alla sua nuova vita. 

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