venerdì 7 luglio 2017

Evelina _ 6/10



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La sesta parte del racconto si apre con la sontuosa cena a villa Rasini che vede riuniti al tavolo, in un clima ritornato piacevole e colloquiale, i due anziani coniugi e l’amico banchiere, Fabio Mori.

Le sorprese, però, sembrano non finire…

Tamara de Lempicka, Piena Estate, 1928


Una volta finiti i convenevoli il gruppetto si accomodò e via via vennero servite le pietanze: un tripudio di aromi, gusti, colori e forme da trasformare quel banchetto in un’autentica avventura amorosa. Mentre i ricordi si affacciavano negli spensierati discorsi dei tre commensali venivano servite le migliori leccornie del territorio: frittelle di bianchetti, capesante gratinate, crespelle soffici con funghi porcini, timballo di linguine allo scoglio, parmigiana di carciofi, e per concludere, la babessa al rhum. Tra fluenti chiacchiere, buon cibo e buon vino, la serata scivolò come una biglia lanciata su un lenzuolo di seta.
Dopo essersi intrattenuta con il giovane e il marito fino a quasi mezzanotte, ad un tratto, in modo alquanto sorprendente, Evelina abbandonò il salone senza congedarsi dagli ospiti, come se stesse seguendo qualcuno. Questo fatto balzò immediatamente agli occhi di Fabio Mori, il quale, lì per lì, in osservanza delle buone maniere decise di mostrarvi poca importanza. Qualche minuto più tardi, accortosi che il giudice stava dando segno di appisolarsi in poltrona, si alzò dal divanetto e con discrezione iniziò a cercare la signora nelle varie stanze della casa, con l’intenzione di comprendere le ragioni che avevano dato origine a quello strano fenomeno.
Ricordava molto bene, fin da quando era un bambino, che la sua maestra ogni tanto si perdeva a fissare il vuoto davanti a sé e rispetto a quegli episodi si era creato un convincimento secondo cui la donna agisse in modo inusuale solo per inseguire un delicato filo ingarbugliato nella ragnatela dei suoi pensieri, a tutti invisibile, fuorché a lei. Non essendogli mai capitato però, né di vederla parlare da sola, né tantomeno di vederla abbandonare la compagnia di soggetti reali, in carne ed ossa, per seguirne altri completamente eterei, immaginò che la poverina soffrisse di qualche strano disturbo fisico che la spingesse ad allontanarsi per non dare un pietoso spettacolo di sé e che fosse anche opportuno intervenire per aiutarla. Un attimo dopo rifletté sul fatto che il signor Rasini, contrariamente alla sua natura generosa, non si fosse mosso per andarle incontro e che, anzi, si fosse irrimediabilmente adombrato.
«Forse il giudice, più di ogni altra cosa, voleva farmi capire che teme per la salute mentale di sua moglie?» pensò ad un tratto «eh, ahimè allora sono ben altri gli interventi da mettere a segno! Ma dove si sarà cacciata?»Seguitò a cercarla su tutto il piano, dove ebbe modo di incrociare solo qualche membro della servitù intento a finire di sistemare la cucina e per il quale la presenza del banchiere era più che tollerata in ogni locale, essendo letteralmente cresciuto in quella casa. In seguito, non avendone trovata traccia nell’intero piano terra, salì a quello successivo e nel silenzio più totale proseguì la ricerca fin quando, in un corridoio avvertì l’inimitabile voce della donna.


Arrivederci a venerdì prossimo, con la settima parte del racconto :)



5 commenti:

  1. Stiamo entrando nel cuore della storia, a quanto pare. Si fa avvincente... :-)

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    1. Ebbene, sì... e il mistero si infittisce :-)
      Grazie della visita, Ivano! ^_^

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  2. In ritardo ma non potevo prima. Di certo non posso perdermi le puntate però. Troppo intriganti. C hissà quale segreto si cela dietro questo allontamento così rapido e misterioso. Devo aspettarmi qualcosa di... sovrannaturale???

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  3. Me lo chiedo anch'io: cosa si nasconderà dietro a questa repentina fuga? ;-) :-D
    Cara Patricia, grazie mille della graditissima visita! :-))

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  4. Mmmm... chissà che non ci sia un ospite che solo lei riesce a vedere!

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