mercoledì 5 luglio 2017

5 luglio 1946: l’emancipazione femminile passa anche attraverso la moda



Il 5 luglio del 1946, esattamente 71 anni fa, il sarto Louis Réard presenta a Parigi la sua collezione di costumi da bagno tra cui compare, per la prima volta in pubblico, un modello arditissimo per quei tempi, composto da due minuscoli pezzi. Per la difficoltà a trovare una mannequin disposta a indossare con disinvoltura quel capo dinanzi a tanti osservatori, il sarto si rivolge alla diciannovenne Micheline Bernardini, danzatrice e spogliarellista del Casino de Paris.

Nasce così, sullo sfondo della pesantissima ricostruzione di un’Europa appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, la pietra dello scandalo che interpreta il desiderio collettivo femminile di scardinare un pesante insieme di regole che dettava alle donne come comportarsi, mostrarsi, vestirsi, comunicare la propria immagine.

Per il suo carattere licenzioso e provocatorio, l’indumento in questione viene “battezzato” con il nome dell’atollo appartenente alle Isole Marshall, sul quale in quegli stessi anni gli Stati Uniti conducevano i test nucleari: Bikini.


05-07-1946, Micheline Bernardini
indossa il primo bikini . Wikipedia
Nonostante l’apprezzamento del pubblico femminile, il perbenismo della società occidentale di quegli anni, in Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Australia e in diversi stati americani, avvia una serie di interrogazioni parlamentari per discutere della liceità di quell’indumento e decide di metterlo al bando. Chi lo indossa in spiaggia si vede conferire una multa e passano alla cronaca anche alcuni casi di “arresto per offesa al pubblico pudore”. Anche il Vaticano si pronuncia contro il bikini definendolo quale capo “peccaminoso” e, nel 1951, alle partecipanti del concorso di Miss Mondo viene proibito di indossarlo.
Ma il desiderio delle donne di voltare pagina è più forte di tutti i divieti e sono moltissime quelle che cominciano coraggiosamente ad indossarlo sfidando i benpensanti.

Marylin Monroe. Foto di Joe Jasgar
Un grande aiuto arriva dall’industria cinematografica, tanto che sono sempre più le dive che sfilano davanti la telecamera in bikini: Marylin Monroe, Rita Hayworth, Ava Gardner, fino ad arrivare, nel 1956, a Brigitte Bardot che interpretando il ruolo di una sfrontata e bellissima ragazza in “due pezzi”, nel film “Et Dieu créa la femme”, sdogana definitivamente questo costume.


Brigitte Bardot in “Et Dieu créa la femme”
Wikipedia 


prima versione del manifesto del film,
immediatamente sequestrato e censurato
Nell’Italia di “Don Camillo e Peppone”, di “Pane amore e fantasia”, di “Poveri ma belli”, di Carosello e del Festival di Sanremo, però, il capo stenta a “decollare” e nel 1956 la prima locandina di “Poveri ma belli”, disegnata da Arnaldo Putzu, viene immediatamente sequestrata e censurata perché considerata indecente e intollerabile. 



La versione successiva vedrà la figura di Marisa Alassio accuratamente rivestita.


manifesto diffuso post censura
Arriviamo
nel 1961 e le curve di Stefania Sandrelli generosamente offerte da quei due pezzetti di stoffa nel film “Divorzio all’italiana”, di Pietro Germi, creano quasi più turbamento della trama, nella quale si racconta di un Paese che non ammette ancora il divorzio, ma tollera il delitto d’onore.


Stefania Sandrelli in "Divorzio all'italiana"
Wikipedia
Ma ormai, in tutto il resto del mondo, la moda del “due pezzi” imperversa, tanto che, nel 1962, Ursula Andress che esce dall’acqua in bikini bianco diventa l’icona sexy dei film dell’Agente 007

Ursula Andress in "Agente 007". Wikipedia

E in questo clima di grande fermento, solo tre anni dopo, nel 1965, la stilista londinese Mary Quant, sull’onda dell’accorciamento delle gonne proposto da Courrège a Parigi, fa indossare a una diciassettenne magrissima, certa Leslie Hornby detta Twiggy (grissino), la minigonna creando così un nuovo sommovimento generazionale.

la modella Twiggy in minigonna.
Wikipedia


Ebbene, sì, l’emancipazione femminile passa anche attraverso la moda.


Buona giornata e auguri a tutte! :-) 








8 commenti:

  1. Beh, mi ricordo che quando avevo letto la biografia di Amalia Moretti Foggia, la Chiesa definiva peccaminoso per le donne perfino il fatto di andare in bicicletta. Quindi posso immaginare le reazioni al bikini. Ho un nitido ricordo, anche, dello scandalo provocato dai primi topless in spiaggia.

    Per concludere sposo appieno il detto: "Non indosso il bikini, ma mi batterò fino alla morte per difendere il tuo diritto a portarlo."

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    1. Sì, in effetti, era peccaminoso un po' tutto per le donne, in Italia poi lo era ancor di più! Hai ragione, lo scandalo dei primi topless lo ricordo anch'io :-)

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  2. Evviva, finalmente un vero post estivo! Bella la storia del bikini, che non conoscevo, ma devo dire che il primo, del 1946, mi ricorda in qualche modo le famose mutande ascellari di Fantozzi.

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    1. Ahahaha! Questo è decisamente estivo ^^
      Sì, il primo bikini non era certo valorizzante e non ti do torto: ricorda veramente le mutande ascellari :D

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  3. Bello, bello, bello. Questo post me lo sono goduto. Un lungo percorso che ha dovuto necessariamente passare anche dall'abbigliamento. Mi torna alla memoria un episodio riguardante l'ex presidente della Repubblica Scalfaro che negli anni '50 apostrofò malamente una signora per il décolleté giudicato volgare, si narra anche di un presunto schiaffo che portò a una denuncia nei confronti del cattolicissimo e democristiano censore di costumi.

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    1. Uh, cos'hai riesumato, Max! Il fatto, che avevo dimenticato, accadde veramente e se la questione dello schiaffo rimase leggenda, perché lo stesso Scalfaro la negò sempre, venne messo agli atti che il parlamentare uscì dal ristorante per rientrarvi subito dopo con due agenti di polizia. La donna, in seguito, informò il marito della gravissima offesa ricevuta e questo sfidò il democristiano, che però si sottrasse alla singolar tenzone. Pensa un po' come stavamo messi!

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  4. Certo che il primo bikini del 1946, non ha nulla da invidiare a quelli che gli sono succeduti! Era davvero succinto! Comunque è assolutamente vero, l'emancipazione e la libertà in generale passano attraverso la moda, che diventa un "modo" di essere, proporsi e sentirsi. E, con grande orgoglio, indosso ancora il mio bel bikini (un po' meno succinto rispetto a quando ero giovane, ma sempre, assolutamente, bikini!).

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    1. A dire il vero non sono mancati detrattori anche tra le donne. Sembra che la direttrice di Vogue, tra il '63 e '71, Diana Vreeland, abbia descritto il capo con queste parole: "rivela ogni cosa di una ragazza, tranne il cognome da nubile della madre". Io ho sfoggiato il mio primo bikini a due anni e continuo a farlo anche oggi, con la stessa disinvoltura, come te. :)

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