martedì 25 luglio 2017

INSIEME RACCONTIAMO # 23




Questa volta ho voluto aderire anch'io all’effervescente gioco,  INSIEMERACCONTIAMO # 23, proposto, come di consueto, da Patricia Moll .






L’ incipit di Patricia:

La lettera.

Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano. Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!
Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.


Il mio finale:

“Ma guarda, è stato redatto il venticinque luglio del 1717. Che bella coincidenza: come oggi, ma trecento anni fa!” disse tra sé, con una nota di buonumore. E riprese a far scorrere gli occhi sulla pagina.
Però, prima di passarne in rassegna il contenuto girò la facciata alla ricerca del nominativo del mittente, e restò sorpreso.

“Strano” pensò “non sembrano esserci indizi.”

Dopo quell’osservazione decise di concentrarsi. Avrebbe ritardato eventuali critiche e considerazioni a fine lettura. Ora non doveva distrarsi. 

Tuttavia, nemmeno un secondo più tardi, venne richiamato da una voce gracidante, assai familiare. 
Era la moglie che, dal locale a fianco, dove si trovava intenta a scartabellare tra i tanti tomi sistemati in una delle librerie appartenute un tempo ai nonni e, prima ancora, ai bisnonni, risalendo fino ai trisavoli del marito, lo sollecitava a raggiungerla.

“Carlo, non poltrire come al solito. Qui c’è polvere dappertutto e dobbiamo preparare l’inventario da sottoporre al notaio entro domani. Non posso occuparmene da sola, mi devi venire a dare una mano. Chiaro?”.
“Sì, Teresa.” rispose con tono accomodante, dopo aver alzato gli occhi al cielo “Dammi cinque minuti e sono da te”.
“Mai una volta che mi lasci in pace quella erinni” sussurrò piano, in modo da non farsi sentire.

Quante volte, nel corso della loro lunga convivenza, aveva paragonato la moglie a un marziano con il quale non era mai riuscito a trovare la ‘giusta’ chiave di comunicazione?
Gli angoli della bocca assunsero una piega che disegnava un sorriso amaro. Poi, senza indugiare in quelle riflessioni, né senza scomporsi più di tanto, proseguì a leggere.

Sebbene non gli fosse ancora chiaro chi avesse scritto quel messaggio, né a chi fosse destinato, si sentì attratto dalla fitta e arrotondata calligrafia,  dallo stile fluido e impeccabile, così come dall’insolita argomentazione concentrata sull’energia e gli stati vibrazionali .
Arrivato a conclusione tornò a soffermarsi su un passaggio situato circa a tre quarti dello scritto che, più di ogni altro, gli parve decisamente fuori dall’ordinario. 
Quindi, animato dalla natura analitica che lo contraddistingueva, per accertarsi di non averne equivocato le parole e il senso, tornò a rileggerlo:

   “[…] e quando decidi che sia giunto il momento sdraiati, rilassati e lasciati andare completamente. Cadrai in uno stato simile al sonno. Attraverserai una fitta nebbia, ma il tuo spirito, grazie alle  coordinate che ti sto per fornire, saprà individuare e varcare il portale inter-dimensionale corretto, l’estremità del lungo canale che collega i nostri universi.  Viaggiando nel tempo e nello spazio mi raggiungerai. […]”

Estrasse dal taschino della giacca la vecchia Moleskine e l’inseparabile Montblanc. Sollevò lo sguardo verso il soffitto per afferrare quel lembo di memoria che premeva nella sua testa e, con tratto deciso, vergò il foglio.
Appena ebbe finito, infilò la lettera ingiallita in tasca, insieme alla Montblanc e lasciò in bella vista la Moleskine
Subito dopo, cercò la posizione più comoda sulla poltrona e sorrise, beffardo.

Un quarto d’ora più tardi Teresa, paonazza dall’irritazione, entrò nella stanza intenzionata a far scattare l’ennesima sfuriata, ma trovò solo il taccuino del marito, ai piedi della chaise longue, aperto su una pagina.
Lo raccolse da terra e lesse le seguenti righe:

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno senso per sé, del mondo com’egli ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!

Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore.

Ti ho sopportato per trenta interminabili anni, solo a causa di una maledetta amnesia.
D’ora in avanti, arrangiati!

Carlo





lunedì 24 luglio 2017

Milano e la scomparsa del Bottonuto




Ancora una volta mi ritrovo a trattare fatti del passato. Eppure vi posso garantire che il mio intento è di parlarvi del futuro.
Sto dando i numeri? No!

Passato e futuro sono gli estremi temporali entro i quali si dipana il nostro vivere quotidiano ed entrambi sono indispensabili per il nostro continuare ad esistere.

Il passato è importante: a livello individuale, perché ci ricorda da dove veniamo e ci fa capire chi siamo; a livello collettivo, perché su di esso si configura il senso di identità che discende dal sentirsi coralmente attori di una storia collettiva. 

Ma, soprattutto, senza un passato non può esserci nemmeno un futuro.

Ecco allora spiegata l’importanza della memoria, una memoria intessuta di tanti ricordi, macroscopici e microscopici, che non deve essere interrotta.
Ebbene, sarò tignosa, ma penso che i ricordi non vadano intesi come una gradevole fotografia, statica, immutabile, alla quale guardare distrattamente e magari assegnare un like.    
Sono convinta che i ricordi richiedano di essere vivificati e resi accessibili, quindi, dal mio angolo virtuale, vorrei contribuire continuando a divulgare minuscoli pezzetti di memoria.

Così, dopo aver pubblicato il post sulla storia dei Navigli milanesi ( Viaggio nell’acqua a… Milano ) vi voglio raccontare della scomparsa di ciò che un tempo era il cuore di Milano, di come e perché è profondamente mutato.

Ecco perché oggi vi parlerò dell'antico centro storico di questa città e, in particolare, del quartiere Bottonuto





Il Bottonuto era collocato in un rettangolo racchiuso tra Piazza Missori e le attuali vie: Unione, Cappellari, Falcone, Larga. 

Di fronte al sacello di San Satiro cominciava la Contrada dei Tre Re (intesi come i Re Magi), poi diventata Via Tre Alberghi che, passando per il Bottonuto, permetteva di raggiungere le contrade di Pantano e di Chiaravalle.

Il nome Bottonuto deriva da bottino, ovvero un canale nel quale anticamente venivano convogliate le acque del fiume Seveso, che in seguito diede vita a un laghetto. Affacciata a questo laghetto, che fungeva da porticciolo, venne edificata una pusterla tra le mura romane: era il Bottonuto. Il laghetto venne prosciugato già nel I secolo d.C. a causa di frequenti allagamenti (come ricordano i nomi delle vie, Pantano e Poslaghetto) e si trasformò in un brolo, ossia un grande prato. Oggi, laddove sorgeva il brolo, è nata Via Larga.

Nel XIV secolo, questa pusterla entrò fra i possedimenti dei Visconti e Bernabò (tanto caro alla mia amica Cristina, titolare del blog Il Manoscritto del Cavaliere ) la utilizzò come camminamento che collegava il suo palazzo di S. Giovanni in Conca, la famosa Ca’ di Can, con il palazzo Ducale, ovvero l’odierno Palazzo Reale.

In questa foto, scattata in Via del Cappello, si intravede il sacello di San Satiro

Dove un tempo si trovava la Pusterla si formò una piccola piazza a forma di trapezio che andava a incrociarsi con Via Larga e si snodava in due contrade: quella di Pantano e quella di Chiaravalle.
Da quell'area, che prese il nome di Contrada del Bottonuto, partiva la Contrada dei Tre Re. L'insieme di tutte queste contrade diede origine al quartiere Bottonuto.

In occasione della peste, nel 1606, come in altre zone della città, venne elevato in mezzo al Bottonuto un obelisco di granito rosso di Baveno che poggiava su quattro palle di ottone e aveva alla sommità una croce, che doveva ricordare la Passione di Cristo. La croce dedicata a San Glicerio vescovo milanese attivo tra il 436 e il 438, venne posta in quel luogo per permettere ai fedeli di pregare non uscendo di casa per il pericolo del contagio. Il crocefisso venne benedetto solo nel 1607, un anno più tardi, dal cardinale Federico Borromeo. La sua croce venne sostituita, circa un secolo più tardi, con una stella e nel 1787 l’intero obelisco, ritenuto d'ingombro per la circolazione dei carri, venne trasferito all’incrocio tra Via Marina e Via Boschetti (dietro corso Venezia), dove lo possiamo ammirare ancora oggi. 


l'obelisco tra Via Marina e Via Boschetti.  


Ma torniamo al quartiere Bottonuto.

Piantina della zona estrapolata dal video di Andrea Rui
Dovete sapere che l’antica Contrada dei Tre Re, poi diventata Via dei Tre Alberghi rimase per anni l’asse viario più importante dei commerci di Milano. 

Qui aveva anche sede uno dei più antichi alberghi della città, l’Albergo dei Tre Re, conosciuto già nel 1476. La contrada prendeva il nome da un tabernacolo dell’Adorazione dei Magi, che venne poi riportato su tela, nel 1723, da Jacopo Paravicini.
A questo primo albergo si aggiunse l’Albergo Cappello, costruito dove si trovava l’antica locanda del Capppello Rosso, all’angolo tra Via Tre Alberghi e Via Falcone, e si aggiunsero anche l’Albergo Reale e l'Hotel Suisse. 

incisione del cortile interno all’Hotel Suisse

Si trattava, dunque, di una zona vivacissima, con un traffico continuo di carrozze che portavano i viaggiatori da tutta la Lombardia.

Oggi, l’unica via sopravvissuta, ma completamente trasformata, di quel dedalo di viuzze che era il vero cuore di Milano, è la Paolo da Cannobio.



Via Paolo da Cannobio, 1940
Ma come mai è scomparso il Bottonuto?
E come mai anche i quartieri circostanti hanno subito un radicale stravolgimento?

Ebbene, quella porzione di città divenne il bersaglio di uno dei più devastanti progetti urbanistici.

Siamo nei primi anni del ventennio fascista e il Comune di Milano stipula un accordo con una società italo-americana per la costruzione di un edificio a dieci piani, che avrebbe ospitato due sotterranei, da adibire a garage, uffici, magazzini, negozi, un albergo di 400 stanze e un cinema da 3.000 posti. 

Fatto l’accordo, inizia l’operazione mediatica di diffamazione delle vie del Bottonuto che ha l’obiettivo di declassarne il valore e trovare consensi per la demolizione. 
In men che non si dica si diffonde in tutta Milano un cicaleccio secondo cui per passare nelle vie del Bottonuto ci si debba tappare il naso a causa del forte odore di fogna, ci si debba coprire gli occhi per non assistere a scene indecenti di prostitute pronte a vendersi al primo che passa, si debba tener stretto il portafogli per non venir derubati dai tanti ladri che vivono in quelle strade. Insomma, il peggio del peggio, secondo quelle voci, è concentrato unicamente in quella zona.

Si compie in questo modo uno scempio che fa terra bruciata di secoli di storia.

L’antico rione, ormai abitato da povera gente, piccoli artigiani, probabilmente anche da qualche malvivente e prostituta, non riesce a difendersi. 
Così, in nome dell’igiene e della morale, il Bottonuto viene via via demolito e la speculazione ha inizio. 

Via S. Giovanni in Laterano
Sebbene la maggior parte delle fotografie mostrino un quartiere lasciato andare al degrado, in verità quelle strade erano ricche di vita e non così devastate. In esse si concentravano osterie, negozi di alimentari, cantine di vini.

Vicolo di San Giovanni in Conca
Anche l’immagine dei cortili interni delle case di ringhiera del Bottonuto ci racconta di un'area cittadina popolare, senz'altro, ma dignitosa, a misura d’uomo. Un'area che ha dovuto cedere il passo a grandi uffici e casermoni senza personalità, poi soppiantati da grattacieli anonimi sorti in diversi luoghi della metropoli e molto più adatti alle nuove esigenze commerciali. 

I cortili delle case di ringhiera del Bottonuto

Solo dopo un decennio, nel 1937, iniziano le prime proteste dei milanesi allo stravolgimento del cuore cittadino. Proteste che, però non hanno il potere di incidere minimamente sulle decisioni dell’amministrazione. Nel frattempo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale compiono ulteriori devastazioni.

Vicolo San Giovanni Laterano
prima della demolizione
per l'apertura di Piazza Diaz, 1920-25

Giunge il 1953, quando viene messo a punto un progetto che prevede la realizzazione di una grande arteria a scorrimento veloce per le auto che avrebbe dovuto collegare piazza San Babila a via Vincenzo Monti. 

Via Bottonuto angolo Vicolo delle Quaglie 1934-37
Per realizzare questo raccordo, chiamato Racchetta, viene prevista la demolizione dell'intero centro storico. 

Vengono così rasi al suolo il quartiere Pasquirolo, il quartiere Verziere e Via Larga, tutti adiacenti al vecchio Bottonuto.
La Racchetta, tuttavia, non verrà mai ultimata, si fermerà nei pressi di Piazza Missori, ma il cuore della città è stato cancellato.

Così, agli occhi dei milanesi degli anni '50 si presenta lo scenario di un centro squarciato e anonimo.

A quel punto, urge ridare personalità a questo spazio urbano e per raggiungere lo scopo, dopo l'edificazione del palazzo dell'Ina, ormai iniziata da qualche anno, viene simulata la costruzione della Torre Martini. Dapprima si procede con la realizzazione di una struttura tubolare per verificarne l’impatto ambientale. La Torre Martini verrà realizzata solo tra il 1956 e 1958.

Simulazione della Torre Martini
realizzata con struttura tubolare
Per la demolizione dei vecchi quartieri, la realizzazione della Racchetta e della Torre Martini, viene impiegata mano d’opera poco specializzata: un bacino elettorale che sarebbe rimasto riconoscente a vita verso le varie amministrazioni, per l’occasione offerta.


Piazza Diaz, 1955
inizio costruzione parcheggio sotterraneo
Il centro di Milano, come quello di tante altre città, in questo modo, si è spopolato dei suoi residenti, dei suoi negozi tipici e di molti spazi culturali (vogliamo parlare dei cinema milanesi trasformati in favore della colonizzazione delle grandi catene in nome della globalizzazione?) per dar spazio al nuovo.


Si sarebbe potuto optare per un'altra soluzione? Chissà.

E voi, cosa ne pensate?








BIBLIOGRAFIA:

Antonio Cassi Ramelli, Il centro di Milano, edizione Ceschina

ICONOGRAFIA:

Immagini estrapolate dal video di Andrea Rui:

  • -         Via del Cappello, scorrcio del sacello di San Satiro
  • -         Piantina con i riferimenti agli alberghi del Bottonuto
  • -         Incisione del cortile interno all’Hotel Suisse
  • -         Via Visconti in direzione di Via Paolo da Cannobio
  • -         Vicolo di San Giovanni in Conca
  • -         I cortili delle case di ringhiera del Bottonuto

Immagini scaricate dal sito Milàn l'era inscì Urbanfile, Flickr.com:

  • -         Via Paolo da Cannobio, nel 1940
  • -         Via S. Giovanni in Laterano
  • -      Vicolo San Giovanni Laterano prima della sua demolizione per l'apertura di Piazza Diaz, 1920-25
  • -         Via Bottonuto angolo Vicolo delle Quaglie 1934-37
  • -         Milano 1949, i resti del Bottonuto
  • -         Piazza Diaz, 1955 inizio della costruzione del parcheggio sotterraneo
  • -         Simulazione della Torre Martini 

Immagine scaricata dal sito Milano Post


  • obelisco di Via Marini


Immagine estrapolata da Google Maps:

  • -         Mappa del centro di Milano, da me successivamente arricchita di un riquadro rosso a indicare la collocazione del Bottonuto




venerdì 21 luglio 2017

Evelina _ 8/10



Link per accedere alle sezioni precedenti:

PRIMA PARTE


SECONDA PARTE


TERZA PARTE


QUARTA PARTE


QUINTA PARTE

SESTA PARTE







La partenza del marito si trasforma, per Evelina, in una ghiotta occasione volta a farle godere appieno la propria libertà…


Diamo inizio all’ottava parte del racconto!

Claude Monet, Bordighera, 1884

In occasione dell’assenza del marito, la donna aveva regalato la giornata libera ai suoi dipendenti. Vestitasi di tutto punto era pronta ad affrontare una giornata piuttosto tranquilla, presso la sede principale della fondazione Rasini.
Tanto era stata deliziosa la mattina, scivolata via in un attimo, senza venir minimamente sfiorata dal tedio, quanto il pomeriggio sembrava non volesse finire mai. 
Con la primavera inoltrata il sole splendeva a lungo ben alto in cielo e, se tutto quel chiarore invitava gli uccellini del giardino della villa a svolazzare ovunque in un concerto di cinguettii, così come invogliava i pappagalli a ciangottare a più non posso, il suo effetto su Evelina, trattenuta per volontà propria all’interno degli austeri locali di quell’ente, si traduceva in un poderoso stimolo a sospendere repentinamente i lavori per abbandonarsi a pensieri più ameni. Con quell’andazzo le era difficile mantenere la concentrazione e ogni pratica, anche la più banale, veniva evasa alla velocità delle lumache, trasformando la sua permanenza in un impegno più gravoso del previsto.

Verso le cinque, finalmente, si apprestava a tornare a casa a piedi risalendo il dolce pendio, con molta calma. Lungo il tragitto si imbatté in un nugolo di zanzare, le quali avvertendo prima degli umani il lento calar del sole e l’umidità rilasciata dal terreno, cominciavano a farsi più audaci, abbandonando i cespugli in cui erano rimaste nascoste tutto il giorno, per infierire sui malcapitati con la loro proboscide succhiante trafiggendoli senza remore. Cercò di cacciarle con l’aiuto del suo grazioso, ma poco efficace, cappellino e, per non soccombere, dovette rassegnarsi ad affrettare il passo.

Giunta alla villa, si diede appena il tempo di togliere il soprabito, appenderlo alla rastrelliera posta in anticamera e subito corse a rinfrescarsi. Più tardi, una volta recuperata la necessaria pacatezza, si avviò in cucina intenzionata a preparare un “meraviglioso” plum-cake alla vaniglia e frutta secca. Quello era un dolce che preparava raramente, ma che ogni volta le restituiva un’immensa soddisfazione. Non per niente lei stessa lo aveva denominato la torta della felicitàSi mise all’opera. Allestì tutto l’occorrente sul tavolo. Poi, con sapienza, impastò la farina con le uova, batté a parte un albume con il latte a cui aggiunse il burro, un pizzico di questo e un pizzico di quell’altro e l’impasto fu pronto per essere versato in una pirofila, da sistemare in forno. Stava per decorare la torta appena sfornata, quando sentì suonare il campanello.

«Non ricordavo di aspettare visite. Chi sarà mai?» disse tra sé e poco dopo si accinse ad aprire un poco la porta per vedere chi fosse arrivato. Dinanzi a sé trovò un signore e una signora sorridenti, sui trent’anni, che ad uno sguardo veloce le parsero vestiti in modo appropriato per il quartiere. Lui indossava una giacca elegante, senza ricercatezza e teneva in mano un vassoietto avvoltolato in una carta da pasticceria. Le venne in mente che quei due potessero essere i nuovi vicini, arrivati da un paio di settimane ad abitare nella casa situata poco più avanti sulla strada, dalla quale era appena stato tolto il cartello «affittasi». Sì, ne era sicura. Si trattava della coppia che aveva intravisto nei giorni precedenti, mentre si trovava affaccendata in giardino. Sfilò il catenaccio e spalancò l’uscio. 

«Buonasera. A cosa devo la vostra visita?»
Confortati dal cordiale sorriso dell’anziana, i giovani si guardarono tra loro, dopodiché l’uomo si fece coraggio: 
«Buonasera a lei, signora! Siamo i nuovi vicini e volevamo semplicemente presentarci, se non diamo troppo disturbo.» 
«Sì, sì, sì, ma certo, lo avevo immaginato. Prego, accomodatevi, nessun disturbo, anzi, mi fa molto piacere!» e li fece entrare.

Seduti in salone iniziarono a conversare. 


Vi aspetto venerdì prossimo con la nona parte del racconto! :-)

giovedì 20 luglio 2017

Edizione straordinaria: Liebster Award




Avevo notato una serie di coccarde sistemate in bella vista sulle home page di amici blogger, verso le quali ho sempre guardato con ammirazione e un pizzico di invidia (ma sì!).


Devo dire, però, che quando mi sono ritrovata nella lista degli 11 nominati da Ivano Landi, ho fatto un salto sulla sedia: non me l’aspettavo ed è stata una gran bella emozione! *_*

Quindi, inizio col ringraziare Ivano Landi, autore di un raffinatissimo blog, IvanoLandi blogspot.com , che sfugge a ogni definizione e che ha sempre catturato la mia  attenzione (e soprattutto quella di tantissimi navigatori della rete), per l’offerta di contenuti a dir poco sorprendenti, oltre che trattati con la massima serietà ( QUI trovate il suo post. Navigate tra le sue pagine e scoprirete dei veri tesori!).

E ora, ricordiamo le Regole:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori".
4. Proporre a vostra volta undici domande.

Dunque, eccomi al momento in cui d assegnare il LIEBSTER AWARD. Chiedo le attenuanti del caso: il mio blog ha solo 10 mesi di vita, io sono un’imbranata e molti autori che ritengo meritevoli sono già stati premiati da altri, in questo modo arriverei a tre-quattro nominativi… lo so, sono un disastro...  quindi, invito a partecipare a questo meme chiunque voglia farlo, soprattutto se bloggers con meno di 200 followers! :-)

Ed ora inizia l’avventura.
Già, perché dopo aver ringraziato Ivano, verso il quale i ringraziamenti sgorgano copiosi e spontanei, data l’infinita stima che provo per lui, mi tocca rispondere alle sue tostissime domande e porre le mie, senza troppo cincischiare… ;-) .


 1.      Da quale pittore o scultore ti piacerebbe farti immortalare in un ritratto? (vale anche citare un artista del passato).
Lungi da me l’idea di farmi immortalare in un ritratto. Scelgo uno scultore: Jean Tinguely, dissacrante ed eretico. Mi vedrei bene trasformata in una delle sue macchine complicate, casiniste, rumorose,  spiritose… oppure in una delle tante sculture de Il Giardino dei Tarocchi, a Capalbio che, guarda caso, è frutto della creatività di Tinguely e della moglie, Niki de Saint Phalle.  



  1. 2.  La tragedia occupa da secoli un posto più alto rispetto alla commedia nella considerazione degli uomini considerati di cultura. Questo vale per il teatro greco e elisabettiano come per il cinema. Si può quindi dire, parafrasando Kundera, che più qualcosa è pesante più è intellettualmente comodo da portare in giro?

Il riferimento a L’insostenibile leggerezza dell’essere è semplicemente stupendo! Raccolgo la provocazione di Ivano... ma io sono una fan di Calvino… quindi, evviva la sua leggerezza, quella di cui parla nelle Lezioni Americane! ^^ 

  1. 3.      Woody Allen dice, in un celebre momento del suo film Manhattan: Cosa rende la vita degna di essere vissuta?... Per me, Groucho Marx, per dirne una... e Willie Mays… il secondo movimento della sinfonia Jupiter [la quarantunesima e ultima di Mozart]... l’incisione discografica di Potatohead Blues di Louis Armstrong... i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra... le incredibili mele e pere di Cézanne... i granchi serviti nella catena di ristoranti Sam Woo... Ti invito a sostituire nomi e opere a piacere e creare, sulla base di questo, il tuo personale elenco di cosa rende la vita degna di essere vissuta (può essere anche più breve o più lungo di così).

Grande! (mannaggia, mi sono già giocata Groucho Marx, Armstrong, Brando e Sinatra… sob!)
Allora, ecco il mio elenchino: 
lo struscio del pick up che precede la traccia di Dream a little dream of me, nell’interpretazione di Ozzie Nelson; My Favorite Things, di Coltrane; David Bowie, ogni suo pezzo va bene; Mozart, Concerto 21, diretto da Karajan; le scarpette rosse di Dorothy ne Il Mago di Oz; l’imperdibile Frankestein Junior, di Mel Brooks; Il settimo Sigillo, di Bergman; L’Angelo Sterminatore, di Buñuel; le pellicole di Pedro Almodóvar; le piroette di Ariel nella Tempesta di William Shakespeare, firmata da Strehler; […]Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza... Chiaro, no? Il Nessun Dorma, tratto dalla Turandot di Puccini (le mie versioni preferite, in ordine: Domingo, Pavarotti e Carreras); il cielo di Giotto, srotolato come un tappeto, nella Cappella degli Scrovegni; La Nascita di Venere, del Botticelli, con Eolo che sbuffa a più non posso; lo strepitoso Steve McQueen ne La Grande Fuga; i dialoghi esilaranti di George Cuckor, soprattutto quelli di Katharine Hepburn; i romanzi di Simenon; le poesie di Lorca; i tortelli di zucca mantovani ;-)





Frankestein Junior, di Mel Brooks

Scandalo a Philadelphia, di G. Cuckor

4.      Quale fiaba associate più di tutte le altre alla vostra infanzia?
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Letto e riletto e riletto, riletto, riletto….

5.     Un mostro sacro della letteratura, uno dell’arte e uno del cinema, anche se già passati a miglior vita, che secondo te avrebbero reso un servizio più utile a zappare la terra...
(Ahahahha! Mi invitano a nozze. Sì, vendetta! :D)
Se proprio devo… Ecco i miei tre: Chuck Palahniuk (la lettura del suo Rabbia ha tirato fuori lo spirito sanguinario del mio antenato); Damien Hirst (ma per favore…); Julia Roberts (vade retro…).




il cielo di Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova


6.  Dì solo no ai Valori della Famiglia

Un giorno che
vai per strada
e vedi un carro funebre
con una bara,
seguita da un’auto piena di fiori
e da limousines;
sai che il giorno è favorevole
e che i tuoi piani avranno
successo;
ma il giorno che
vedi una sposa e lo sposo,
e una festa di nozze,
fa’ attenzione;
guardati bene,
può essere un cattivo segno.

Dì solo no
ai valori della famiglia,
e non lasciare
il lavoro quotidiano….

Questo è l’inizio di una lunga poesia di John Giorno, da lui composta il giorno della morte di William S. Burroughs. Gliela sentii recitare (in italiano) molti anni fa, a un reading di poesia beat. Sei d'accordo con lui o no? Viva o abbasso i valori tradizionali?

Non aprite quella porta, di Tobe Hooper

Bel domandone! :D Ma io sono piena di contraddizioni e poi tra il bianco e il nero ci sono tanti di quei colori…. Mettiamola così: ci sono valori nella tradizione (occidentale, in senso esteso) che meritano di essere preservati e altri di cui faccio volentieri senza… quindi, rispondo con un bel “ni”.

7.     Ti sentiresti più a tuo agio ad abitare una casa progettata da Antoni Gaudì o una progettata da Frank Lloyd Wright?
Se potessi, me ne starei nella Casa Sulla Cascata.

Casa sulla Cascata, di Wright


8.     Disponi nell’ordine dal preferito al meno preferito i seguenti generi letterari, da me elencati in ordine alfabetico: Erotico, Fantascienza, Fantasy, Giallo, Horror, Noir, Rosa, Storico, Western.
Storico, Giallo, Fantascienza, Noir, Fantasy, Horror, Erotico, Western, Rosa.

9.      Qual è il tuo rapporto con i moderni blockbuster cinematografici?
Generalmente, pessimo, eccezion fatta per le saghe di Star Wars, Signore degli Anelli, Harry Potter.



10. Metti di trovarti a partecipare a una serata di visioni obbligate ma a maggioranza democratica tra amici, voti per un classico Disney o per un anime giapponese?
Bluffo spudoratamente e voto per tutt’e due ;-)

11.  Bevi acqua contaminata e all'improvviso ti salta in testa l'idea di fare il cosplayer (si scherza, eh?). Quale personaggio dei fumetti e/o dei cartoni animati scegli di omaggiare?
Quella simpatica squinternata di Maga Magò, de La Spada nella Roccia e il Gatto di Shrek ^_^

Adesso propongo le mie undici domande:



1.      Siete stati invitati a un galà, al quale potrete recarvi solo a patto di portare con voi il vostro/la vostra autore/autrice preferito/a (può appartenere al mondo della letteratura, della musica, del cinema, del teatro, fumetto… e può anche appartenere al passato). Insieme a chi vi presentate?

2.     Vi hanno messo a disposizione un’efficientissima macchina del tempo. In che epoca vorreste approdare?

3.     Magicamente vi è concesso di incontrare uno dei personaggi letterari o cinematografici che più amate. Chi scegliete e perché?

4.     Venite catapultati nell’antica Roma e qui vi viene chiesto di gettare dalla Rupe Tarpea i tre generi (o sottogeneri) artistici che più odiate (possono essere cinematografici, pittorici, musicali, letterari, teatrali). Cosa vola giù e in quale ordine?

5.     Vi è stata assegnata una rubrica all’interno di una prestigiosissima testata, che per giunta apprezzate molto. Quali tematiche andrete a sviscerare?

6.     La vostra nuova vicina di casa è un’appassionata di Pupo, Baglioni, Pooh, che ascolta ogni giorno a tutto volume. Come reagite?

7.     Per anni vi siete rifiutati di leggere quel classico della letteratura. Qual è?

8.     L’autore che più di ogni altro vi ha deluso. Chi è e qual è il motivo?

9.     Siete stati invitati ad assistere a una lezione, tenuta da un bravo e famoso storico dell’arte e non vedete l’ora di ascoltare ciò che vi racconterà. Quale tema tratta?

10. Durante l’ora di pausa avete aperto il giornale per dedicarvi alla lettura, ma i colleghi vi hanno trovato cataplettici sulla sedia, causa un improvviso attacco di narcolessia. Cosa stavate leggendo? (non le mie domande, spero :D)

11.  Qual è il vostro animale preferito e quali caratteristiche positive ritenete che possieda?   

Siamo giunti alla conclusione del post. Spero di non dover raccogliere cadaveri... (scherzo!... spero ahahahah) ;-)
Questo gioco mi è piaciuto molto, l’ho trovato davvero stimolante e divertente, ma anche bello laborioso… del resto, se vuoi la bicicletta, devi pedalare! :D

A domani, vi aspetto con l’ottava parte di Evelina! ^_^